L’analisi SWOT

di Chiara Basciano

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Uno strumento utile per i project manager che non passa mai di moda

Quando ci si trova davanti alla necessità di lanciare un nuovo prodotto o di riorganizzare l’assetto dell’impresa si possono adottare diverse tecniche ma una delle più efficaci è quella denominata l’analisi SWOT, acronimo che sta per Strengths, Weaknesses, Opportunities e Threats, vale a dire punti di forza, debolezze, opportunità e pericoli.

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Quattro parole chiave che possono aiutare ad avere una visione chiara del business. Teoria analitica creata nel 1960 dai guru degli affari Edmund P. Learned, C. Roland Christensen, Kenneth Andrews e William D. Book ed esposta nel libro “Business Policy, Text and Cases”, risulta ancora oggi attuale, affrontando tematiche di ordine generale, tant’è che lo SWOT viene adottato in ogni campo, anche per lo sviluppo personale.

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Il risultato ideale dello SWOT è avere a disposizione dati concreti da cui partire, grazie all’analisi sia in positivo che in negativo del possibile sviluppo del business. Strumento essenziale per i project manager diventa importante per capire come organizzare l’impresa ma anche per relazionarsi con i concorrenti. In particolare le prime due parole si riferiscono ai punti di forza e alle debolezze proprie dell’impresa, mentre le altre due hanno a che fare con le relazioni esterne. Ogni parola ha poi una serie di altri elementi che aiutano un’analisi più capillare.

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I project manager, utilizzando questo metodo, potranno sviluppare un’analisi molto accurata, dagli anni sessanta ad oggi infatti la tecnica si è via via raffinata ed esiste molta bibliografia utile a capirla a fondo.