On-boarding a lungo termine

di Teresa Barone

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Si allunga il periodo di orientamento in azienda per i neo-assunti: fino a un anno di formazione e monitoraggio.

L’ingresso in azienda di un nuovo dipendente si è progressivamente trasformato in un percorso formativo lungo fino a un anno. Un giorno di orientamento non basta più e il tradizionale “libretto di istruzioni” è stato soppiantato da una serie di attività formative caratterizzate da scadenze e monitoraggi periodici.

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Secondo la ricerca promossa da Top Employers Institute, realizzata nel marzo dell’anno in corso, i neo-assunti sono tenuti a seguire un iter di formazione con scadenze e tappe precise che inizia ancora prima di mettere fisicamente piede in azienda.

Alla nuova risorsa sono consegnate tutte le informazioni utili e la completa regolamentazione aziendale, oltre a un manuale esplicativo dettagliato e, talvolta, viene consentito l’accesso a un portale di On-boarding.

Per quanto riguarda la prima settimana di lavoro, il Top Management promuove presentazioni ufficiali e momenti di socializzazione per far conoscere il neo-assunto ai colleghi (agisce così il 76% delle aziende coinvolte nell’indagine), mentre  il 71% organizza pranzi di benvenuto con il team e il 44% provvede all’assegnazione di un tutor.

Nei primi tre mesi di lavoro, invece, l’89% delle aziende organizza incontri regolari di monitoraggio e il 70% promuove meeeting con l’Executive management. Per il 59%, invece, è anche fondamentale avviare attività di condivisione sui social media.

Il primo anno si conclude con le prime valutazioni ufficiali a cui fa seguito una pianificazione del percorso professionale, basata anche sull’esito di alcune sessioni di verifica.

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«I dati della ricerca – afferma Massimo Begelle, Deputy Country Manager Italy di Top Employers Institute – confermano che l’On-boarding si sta affermando tra le aziende più evolute come una priorità aziendale e strumento di attrazione e fidelizzazione di talenti. Un processo di On-boarding efficace e ben strutturato significa la possibilità di avere più rapidamente dipendenti pienamente produttivi e consapevoli della cultura aziendale e rappresenta un investimento proattivo, che si traduce in una crescita anche a livello aziendale».

Fonte immagine: Shutterstock

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