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Manovra 2026, Giorgetti: tutela i conti pubblici e i redditi medi

di Barbara Weisz

7 Novembre 2025 08:02

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Il ministro dell'Economia difende il carattere redistributivo della Riforma Irpef in Manovra e resta prudente sull'ampliamento della nuova rottamazione.

In audizione parlamentare sulla manovra 2026 il ministero dell’Economia Giancarlo Giorgetti insiste sull’impostazione rigorosa della Legge di Bilancio, ne elenca i punti fondamentali, sottolineando che l’attenzione alle copertura continuerà ad essere il criterio da seguire anche in sede di valutazione degli emendamenti a cui dare attuazione.

La manovra vale circa 18 miliardi, «conferma la strategia seguita dal Governo negli ultimi tre anni», orientata alla stabilità dei conti pubblici. «Dispone interventi di carattere fiscale e di sostegno al potere di acquisto delle famiglie, iniziative in favore delle famiglie numerose e a supporto alla genitorialità, un ulteriore rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, misure a supporto delle imprese e di potenziamento degli investimenti pubblici, l’ampliamento della capacità di spesa degli enti territoriali».

Il ministro insiste sul fatto che il taglio IRPEF avvantaggia il ceto medio e dichiara che le politiche fiscali degli ultimi anni,, unitamente alla riduzione del cuneo fiscale, ha recuperato il fiscal drag per i redditi fino a 35mila euro. Istat, Ufficio Parlamentare di Bilancio e Banca d’Italia nel corso delle audizione hanno fornito stime invece più critiche sull’effetto redistributivo, evidenziando maggiori benefici per i redditi alti.

La riforma Irpef

Gli interventi di carattere fiscale, «l’ambito di intervento quantitativamente più rilevante», rappresentano un passo avanti nella Riforma Irpef che dal 2025 coinvolge 13,6 milioni di contribuenti (il 32 per cento del totale) di cui 8,2 milioni lavoratori dipendenti. La riduzione dell’aliquota del secondo scaglione dal 35 al 33% è finanziata con 3 miliardi di euro. Per il contribuente, produce un beneficio medio atteso pari a 218 euro annui, con un massimo di 440 euro all’anno. Giorgetti risponde alle osservazioni di Istat, Ufficio Parlamentare di Bilancio, e Banca d’Italia, sull’effetto redistributivo del taglio fiscale, insistendo sul fatto che la misura «tutela i contribuenti con redditi medi». Va valutata nel più ampio contesto del taglio del cuneo contributivo attuato negli ultimi anni.

Dal 2022 ad oggi per i redditi più bassi la compensazione ha più che coperto il fiscal drag. Ampiamente coperto fino a 35mila euro.

Altre misure fiscali e rottamazione

Nel pacchetto fiscale rientrano anche la proroga 2026 della disciplina attuale sulle detrazioni per ristrutturazione edilizia, che restano al 50% per i lavori realizzati sulla prima casa e al 36% negli altri immobili. Viene inoltre prorogato per il 2026 il cosiddetto bonus mobili.

La rottamazione quinquies riguarda le cartelle esattoriali affidate all’agente della riscossione fra il 2000 e il 2023 e prevede il pagamento senza sanzioni e interessi diluito in un massimo di 54 rate. «Sebbene la regolazione rateale dei debiti possa comportare un costo teorico in termini di minori entrate riferite al primo anno di applicazione – spiega Giorgetti -, la spalmatura delle stesse su un periodo di 8 anni aumenta la loro probabilità di riscossione compensando il “costo” iniziale». Quanto alle ipotesi di un potenziamento della definizione agevolata in sede di dibattito parlamentare, esprime prudenza legata alle coperture.

Le defiscalizzazioni sul lavoro

Altri 2,8 miliardi vanno alle misure per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori: aliquote fiscale agevolate su premi di produttività, indennità di lavoro notturno e festivo, rinnovi contrattuali, incentivi alle  assunzioni a tempo indeterminato. «In particolare, la manovra conferma l’attenzione già riservata lo scorso anno alla contrattazione relativa ai premi di produttività» riducendo l’aliquota dal 5 all’1%, e aumentando la soglia massima degli importi da 3 mila a 5 mila euro annui. Introduce un prelievo agevolato del 15% sulle somme erogate a titolo di indennità o di maggiorazioni per i lavoro festivo e notturno ai lavoratori con redditi entro i 40 mila euro, intervento «volto a rendere maggiormente attrattive attività che, in diversi casi, soffrono di una scarsità di offerta di lavoro».

Prevede «un’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 28mila euro, in attuazione di rinnovi dei contratti nazionali siglati sia nel 2025 sia di quelli che lo saranno nel 2026» Su questo si sono concentrate diverse richieste da parte dei sindacati e delle imprese per allargare l’ambito di applicazione a tutti i rinnovi e di mirare l’incentivo sui contratti maggiormente rappresentativi.

Infine, imposta sostitutiva del 15% anche sul salario accessorio corrisposto nel 2026 al personale non dirigenziale del pubblico impiego con redditi fino a 50mila euro, entro un limite di 800 euro.

Pacchetto famiglia e revisione ISEE

Ci sono poi 3,4 miliardi nel triennio per il sostegno delle famiglie e il contrasto della povertà. Fra queste misure, la revisione della disciplina per il calcolo dell’ISEE, con maggiorazioni delle scale di equivalenza per i nuclei familiari con due o più figli e l’innalzamento della soglia di esclusione della casa di abitazione. «Le maggiorazioni delle scale di equivalenza vengono ora riconosciute anche alle famiglie con due figli (0,1 punti), mentre sono portate a 0,25 in caso di tre figli, 0,40 in caso di quattro figli e 0,55 con cinque figli. La soglia di esclusione dal calcolo dell’ISEE della prima casa di abitazione, in termini di valore catastale, è  alzata a 91mila 500 euro, dai 52mila euro attuali. Inoltre, per tenere conto dei carichi familiari, la stessa è incrementata di 2mila 500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, anziché successivo al secondo come fino ad ora previsto».

Per la conciliazione vita-lavoro, proroga al 2026 e potenziamento dell’integrazione al reddito pari a 60 euro mensili per le lavoratrici madri di due o più figli, titolari di reddito da lavoro, dipendente o autonomo, non superiore a 40mila euro su base annua, «il rafforzamento dei congedi parentali e di malattia per i figli minori, quelli di promozione dell’occupazione delle madri lavoratrici nonché gli incentivi per la trasformazione dei contratti».

Le misure per le imprese

Due le misure fondamentali fra quelle destinate alle imprese: «la reintroduzione per il 2026 dell’iper-ammortamento, che si sostituisce ai crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0 previsti fino a quest’anno, e il rifinanziamento nel triennio dei crediti d’imposta per la ZES Unica per il Mezzogiorno e per la ZLS».

L’iperammortamento sull’acquisto di macchinari e software garantisce «un beneficio fiscale superiore al credito d’imposta previsto per il 2025 (con aliquota del 20%)». E «la previsione di maggiorazioni decrescenti delle quote di ammortamento deducibili all’aumentare del valore dell’investimento e di un importo massimo dell’investimento agevolabile (20 milioni) consentono di allocare le risorse disponibili garantendo un beneficio fiscale più significativo alle imprese di piccole dimensioni, che costituiscono una componente rilevante del tessuto economico del Paese».

Rifinanziamento 2026 e 2027 della cosiddetta “Nuova Sabatini”, «l’agevolazione volta a supportare l’acquisto o l’acquisizione in leasing di beni strumentali da parte delle micro, piccole e medie imprese». E «risorse aggiuntive sono stanziate per i contratti di sviluppo in favore delle imprese e per il sostegno e lo sviluppo delle filiere del settore turistico».

Il settore bancario e assicurativo fornirà risorse pari a circa 10 miliardi nel triennio, «ottenute attraverso un insieme di misure di carattere fiscale, che sono state il prodotto della proficua interlocuzione con le associazioni di categoria».