La posizione dei sindacati sulla Manovra 2026 vede la Cgil particolarmente dura mentre Cisl e Uil, pur muovendo critiche e proposte di modifica, presentano un giudizio complessivamente più moderato. Ci sono comunque temi su cui le sigle confederali concordano nella totale contrarietà rispetto alle scelte effettuate dall’esecutivo nella predisposizione della Legge di Bilancio, ad esempio la mancata proroga della flessibilità in uscita.
Sul capitolo fiscale, ci sono commenti e richieste diversificate: la Cgil sottolinea che il taglio delle tasse non recupera il fiscal drag, Cisl e Uil chiedono di potenziare la tassa piatta su rinnovi contrattuali, festivi e notturni.
Vediamo i punti principali emersi dalle audizioni dei sindacati confederali in commissione Bilancio del Senato sulla manovra.
Cgil critica su fisco, previdenza e sanità
Per quanto riguarda la riduzione delle tasse, la Cgil insiste sul fatto che non si recupera il fiscal drag, ovvero l’erosione del potere d’acquisto determinata dal rapporto fra sistema fiscale e inflazione. La riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% «porterà vantaggi, sopra i 28mila euro di reddito, tra 0 e 440 euro, cioè tra un caffè al mese e uno al giorno. La detassazione al 5% degli incrementi contrattuali, per i lavoratori fino a 28mila euro, garantirà un beneficio medio di 126 euro, e solo per il prossimo anno».
La richiesta: indicizzare all’inflazione scaglioni, detrazioni, trattamento integrativo, Isee ed esenzioni.
Sul fronte della spesa, le critiche si concentrano su sanità e previdenza. Sul primo fronte, «il de-finanziamento, passerà da un rapporto sul PIL del 6,15% il prossimo anno al 5,93% nel 2028». Sono i numeri forniti dalla Fondazione Gimbe, che ha calcolato a quale percentuale di Pil corrispondono le risorse destinate alla sanità, in aumento in termini assoluti. In materia di pensioni, viene criticato l’aumento dell’età pensionabile legato alle speranze di vita, che risparmia solo i lavori usuranti e gravosi e viene spalmato fra il 2027 e 2028, e le mancate proroghe di Opzione donna e Quota 103.
Fra le proposte: rinnovo di tutti i contratti nazionali di lavoro, rafforzamento ed estensione della 14esima mensilità, blocco dell’età pensionabile.
Uil: potenziare la detassazione dei rinnovi contrattuali
La Manovra prevede che i redditi da lavoro dipendente fino a 28mila euro paghino una tassa piatta del 5% sugli aumenti legati ai rinnovi contrattuali 2025 e 2026. La Uil chiede di estendere la soglia di reddito a 40mila euro e di renderla una misura strutturale limitatamente ai contratti controfirmati dalle organizzazioni più rappresentative, oltre che applicarla anche al pubblico impiego e ai ratei 2024.
In linea con la Cgil, invece, le critiche alle misure su pensioni e fisco. In particolare, il sindacato confederale chiede il ripristino di Opzione Donna e l’avvio di un confronto con il Governo sulla previdenza.
Cisl, platea più ampia per la flat tax su festivi e notturni
Una proposta targata Cisl riguarda l’innalzamento del limite di reddito previsto a 40mila euro per l’accesso alla tassazione agevolata delle indennità e maggiorazioni. Il riferimento è all’aliquota piatta del 15% applicata dalla Manovra sulle indennità per il lavoro notturno e festivo, fino a un tetto di 1500 euro.
Anche la Cisl si concentra sui rinnovi contrattuali, chiedendo che la tassazione agevolata al 5% si applichi solo a quelli maggiormente rappresentativi, e l’estensione della misura al pubblico impiego. Critiche sul fatto che il beneficio riguardi solo i rinnovi 2025 e 2026, e solo gli aumenti corrisposti nel 2026. Bene la detassazione dei premi di risultato, ma anche qui c’è una richiesta migliorativa che riguarda l’individuazione dei parametri, con l’inserimento della partecipazione organizzativa dei lavoratori e della sostenibilità ambientale. Forte dissenso sul «mancato rifinanziamento per il 2026 a sostegno delle iniziative previste dalla legge 76/2025 sulla partecipazione».
In materia fiscale la Cisl esprime tutto sommato un giudizio relativamente positivo, pur auspicando un’ulteriore riduzione della seconda aliquota IRPEF, una revisione degli scaglioni, un aumento delle detrazioni da lavoro dipendente, l’abbassamento del tetto di 200mila euro oltre il quale viene annullato il vantaggio fiscale determinato dalla misura in manovra. Mentre sul fronte pensioni chiede sia il blocco per tutti degli scatti legati alle aspettative di vita sia la proroga di Opzione Donna e Quota 103.