Split Payment, le PMI ricorrono alla UE

di Barbara Weisz

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Le associazioni delle PMI chiedono alle UE di intervenire contro lo split payment IVA: penalizza le piccole imprese in contrasto con lo Small Business Act.

Lo split payment penalizza le PMI, che non possono più compensare l’IVA versata ai fornitori con quella che ricevono dalla PA: con questa motivazione alcune associazioni di PMI (CNA, ANCE, ANAEPA Confartigianato e ACI-PL) hanno presentato formale denuncia alla Commissione Europea contro il sistema dello split payment IVA introdotto dalla Legge di Stabilità.

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La norma, come è noto, stabilisce che la PA non versi più l’IVA ai suoi fornitori, che la addebitano regolarmente in fattura, ma direttamente al Fisco. Secondo le proteste dell’ANCE, questo meccanismo è in contrasto con lo Small Business Act, che stabilisce il principio in base al quale lo Stato debba tutelare le PMI. Le quali, invece, applicando lo split payment non possono più compensare l’IVA incassata con quella che devono versare ai propri fornitori. Un danno quantificato in circa 2 miliardi di euro nel solo primo trimestre 2015. In pratica, le PMI ritengono che la norma sullo split payment dreni risorse alle PMI introducendo una corsia preferenziale dei pagamenti a favore dello Stato, e sia anche in contrasto con le direttive comunitarie sui ritardi di pagamento. Le associazioni delle PMI chiedono alla UE di dichiarare inammissibile la misura, in vigore dallo scorso 1 gennaio.

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L’ANCE (associazione nazionale costruttori edili) ha organizzato anche una petizione online contro lo split payment, che produce «effetti gravissimi sulle imprese, incidendo sulla loro liquidità già fortemente pregiudicata dal fenomeno dei ritardati pagamenti della PA, mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese che operano nel settore dei lavori pubblici», provocando anche un impatto negativo a cascata su tutta la filiera.

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