Contro lo Split Payment gli edili ricorrono all’UE

di Francesca Vinciarelli

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Imprese e costruttori edili chiedono alla Commissione Europea di fermare il Governo italiano sullo split payment per non penalizzare imprenditori e professionisti che lavorano con la PA: i dettagli.

Lo split payment per le operazioni fra fornitori privati e Pubblica Amministrazione ha preso il via con le fatture dal primo gennaio, ma la nuova norma continua a non piacere alle imprese edili che si sono rivolte direttamente alla Commissione Europea chiedendo di prendere posizione contro il Governo italiano.

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Split payment

Ricordiamo in breve come funziona il meccanismo della scissione dei pagamenti, introdotta dalla Legge di Stabilità: i fornitori della Pubblica Amministrazione emettono fattura indicando la dicitura “scissione dei pagamenti” e incassano il corrispettivo al netto dell’IVA, che poi l’ente pubblico versa direttamente allo Stato. In sostanza l’impresa emette fattura ma non incassa l’IVA, che la PA versa direttamente all’Erario.

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Liquidità

Un meccanismo che causa alle imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione una sensibile riduzione della liquidità: secondo le stime della Cgia Mestre, non incassare l’IVA provoca un calo della liquidità da 1,5 miliardi per le imprese in attesa delle compensazioni fiscali. Ovviamente si tratta di somme che comunque alla fine andavano al Fisco, ma fino a quel momento la “sfasatura” tra incasso e pagamento consentiva di recuperare l’IVA pagata sugli acquisti e di disporre con continuità di risorse per le esigenze di pagamento più immediate. Gli effetti dello split payment si franno sentire fino al prossimo 16 maggio, quando le imprese potranno iniziare a compensare i crediti maturati con altre imposte o contributi (IRAP, IRPEF, IRES, INOS, INAIL).

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Edili contro lo split payment

Contrari alle penalizzazioni introdotte dallo split payment, Confindustria Cuneo e ANCE Cuneo, che raggruppa le imprese delle costruzioni, hanno inviato due lettera (una a fine gennaio a firma del presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi, l’altra inviata in questi giorni dal presidente di ANCE Cuneo, Filippo Monga) al Commissario per gli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, chiedendo che gli organismi comunitari competenti non diano il loro benestare all’introduzione dello split payment. Per i costruttori edili lo split payment conterrebbe una violazione del diritto comunitario, come spiega Monge:

«Nonostante la versione originaria della Legge di Stabilità subordinasse l’efficacia della misura al rilascio di apposita autorizzazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea, un emendamento predisposto dal Governo ha anticipato l’efficacia della misura, che è effettivamente entrata in vigore e produce effetti dal 1° gennaio 2015. Questo primo fattore desta non poche perplessità sul piano della compatibilità con il diritto comunitario».

Un disagio che va a sommarsi ad una delle piaghe dell’Italia: il ritardo nei pagamenti dalla PA alle imprese, che vede coinvolte per prime le imprese del settore dell’edilizia:

«Nel secondo semestre 2014 – ricorda il presidente di ANCE Cuneo – i tre quarti delle imprese registrano ritardi nei pagamenti, un terzo delle imprese (31%) dovrà ridurre il numero dei dipendenti, la metà delle imprese (41%) ridurrà gli investimenti previsti e il 57% ritarderà a sua volta i pagamenti nei confronti dei fornitori. Secondo le stime di ANCE nazionale, circa 10 miliardi di euro di ritardati pagamenti per spese in conto capitale rimangono ancora senza una soluzione e comunque saranno necessari ancora 5 anni per arrivare ai tempi di pagamento fissati dalla direttiva europea. In sintesi, la normativa comunitaria rimane ancora in larga misura disattesa nel settore dei lavori pubblici».

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