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Cripto-attività, rinviata la riforma dei redditi finanziari

di Teresa Barone

9 Ottobre 2026 10:03

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Riordino redditi finanziari senza coperture: rinviate l’unificazione delle categorie e la compensazione più ampia delle minusvalenze cripto.

La riforma fiscale delle cripto-attività dovrà attendere la prossima legislatura. A indicarlo è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, secondo cui il riordino dei redditi finanziari richiede risorse che al momento il Governo non ritiene possibile reperire.

In sintesi:

  • il rinvio è stato annunciato il videomessaggio il 24 settembre all’evento “Finanza digitale, mercati e sovranità monetaria”, dalla Camera dei Deputati;
  • la Legge 9 agosto 2023, n. 111, articolo 5, comma 1, lettera d), prevede un’unica categoria dei redditi finanziari basata sul principio di cassa;
  • la stessa delega prevede la compensazione fra redditi finanziari positivi e negativi e il riporto delle eccedenze negative ai periodi successivi;
  • dal 2026 le plusvalenze cripto sono tassate al 33%, salvo i token di moneta elettronica denominati in euro al 26%, ai sensi della Legge n. 207/2024 e della Legge n. 199/2025.

Rinvio del riordino fiscale sulle cripto-attività

Secondo Maurizio Leo, la riforma della fiscalità finanziaria slitta perché troppo onerosa l’unificazione delle categorie reddituali e l’adozione del nuovo sistema di tassazione.

Il viceministro ha ricondotto le plusvalenze da cripto-attività alla categoria dei redditi diversi di natura finanziaria e ha indicato come sviluppo successivo il superamento della separazione rispetto ai redditi di capitale. L’eventuale intervento avrebbe quindi portata più ampia rispetto ai soli Bitcoin e agli altri asset digitali.

Leo ha indicato la prossima legislatura come possibile orizzonte per arrivare a una disciplina organica, subordinando comunque l’intervento alla disponibilità delle coperture necessarie.

Redditi finanziari unificati e minusvalenze compensabili

Il progetto di superare la separazione tra redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria precede l’attuale legislatura. Nel 2021 le Commissioni Finanze di Camera e Senato avevano già indicato la creazione di un’unica categoria dei redditi finanziari, superando una distinzione considerata priva di sostanziali giustificazioni economiche.

Questo indirizzo è poi confluito nella Legge 9 agosto 2023, n. 111. L’articolo 5, comma 1, lettera d), delega il Governo a intervenire sui redditi di natura finanziaria prevedendo, tra gli altri criteri, la creazione di un’unica categoria reddituale, la determinazione secondo il principio di cassa e la compensazione tra componenti positive e negative. La norma è tuttora il riferimento legislativo della riforma; ciò che manca è la sua attuazione su questo fronte.

La nuova tassazione dei redditi finanziari era stata delineata già nel 2023 come uno degli interventi strutturali della delega fiscale. Le dichiarazioni di Maurizio Leo indicano ora che l’attuazione di questa parte della riforma non dovrebbe arrivare entro la legislatura in corso, soprattutto per la difficoltà di reperire le risorse necessarie.

Con la riforma auspicata da Leo, per chi investe in Bitcoin e altre cripto-attività, l’effetto più rilevante riguarderebbe le minusvalenze. Il progetto consentirebbe di calcolare il risultato finanziario netto sommando componenti positive e negative della nuova categoria, superando la separazione che oggi limita la compensazione delle perdite generate dalle cripto.

Regime vigente Riordino previsto dalla delega
le cripto-attività producono redditi diversi di natura finanziaria redditi di capitale e redditi diversi confluiscono in un’unica categoria finanziaria
le plusvalenze cripto sono determinate al realizzo e sommate alle relative minusvalenze il principio di cassa diventa il criterio comune della categoria unificata
le minusvalenze cripto sono utilizzabili rispetto alle relative plusvalenze, con riporto dell’eccedenza nei periodi successivi componenti finanziarie positive e negative concorrono al risultato complessivo netto

Per Bitcoin e le altre cripto-attività, la tassazione delle plusvalenze è già legata al realizzo. La novità prospettata riguarda quindi l’estensione del principio di cassa alla categoria unificata e soprattutto una compensazione più ampia delle minusvalenze con altri risultati finanziari positivi.

Tassazione criptovalute 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze

Nel 2026 l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri proventi delle cripto-attività è fissata al 33%, secondo l’articolo 1, comma 24, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207. Il rinvio del riordino generale lascia quindi applicabile la disciplina fiscale già in vigore.

La Legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 28, mantiene invece l’aliquota del 26% per i token di moneta elettronica denominati in euro che rispettano i requisiti stabiliti dalla normativa europea. La stessa disposizione esclude il realizzo di plusvalenze o minusvalenze nella mera conversione tra euro e questi token e nel rimborso in euro del valore nominale.

Sul fronte delle perdite, le minusvalenze relative alle cripto-attività continuano a essere sommate alle relative plusvalenze; l’eventuale eccedenza può essere riportata integralmente in deduzione dalle plusvalenze dei periodi successivi, entro il quarto. L’ampliamento della compensazione agli altri redditi finanziari indicato da Leo appartiene invece alla riforma rinviata.