Mancano pochi giorni all’arrivo dell’ora legale 2026: nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo le lancette dovranno essere spostate un’ora avanti, dalle 2:00 alle 3:00. L’ora legale resterà in vigore per sette mesi, fino alla notte tra il 24 e il 25 ottobre 2026, quando tornerà l’ora solare.
Con il suo arrivo il sole tramonterà più tardi, riducendo il ricorso all’illuminazione artificiale con vantaggi sulle bollette di famiglie e imprese. Intanto, in Parlamento è in corso un iter che potrebbe portare (entro il 30 giugno 2026) a una proposta normativa per rendere l’ora legale permanente, eliminando definitivamente il doppio cambio annuale.
Ora legale dalle 3 di notte del 28-29 marzo 2026
Il passaggio all’ora legale in Italia avviene ogni anno nell’ultima domenica di marzo, in base alle direttive UE che coordinano il cambio in tutti i Paesi dell’Unione simultaneamente: alle 01:00 UTC (le 02:00 in Italia) le lancette scattano avanti di sessanta minuti.
Nel 2026 cade il 29 marzo: nel calendario gregoriano, il giorno della settimana di una data fissa scivola in avanti di un posto ogni anno. L’ultima domenica di marzo può quindi ricadere tra il 25 e il 31 del mese. Effetti pratici immediati: la mattina si dorme un’ora in meno e la sera il tramonto slitta in avanti, con pomeriggi sempre più lunghi fino al solstizio d’estate del 21 giugno 2026, il giorno con più ore di luce dell’anno.
Risparmio in bolletta: i dati Terna sull’ora legale
Il vantaggio dell’ora legale è di natura energetica ed economica. Spostando in avanti di un’ora il tramonto, si riduce il ricorso all’illuminazione artificiale nelle ore serali — un beneficio che vale per le abitazioni, ma che è ancora più marcato per uffici, negozi e attività produttive, dove la chiusura pomeridiana coincide con le ore in cui naturalmente calerebbe il buio.
Secondo i dati di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, aggiornati a ottobre 2025, i sette mesi di ora legale generano ogni anno un minor consumo di circa 310 milioni di kilowattora, equivalente al fabbisogno annuo di circa 120.000 famiglie. Nel periodo 2004-2025, il risparmio cumulato ha superato i 12 miliardi di kWh, con un vantaggio economico complessivo per il sistema elettrico nazionale di oltre 2 miliardi di euro.
Sul fronte ambientale, la riduzione dei consumi si traduce in un taglio delle emissioni di CO₂ compreso tra 160.000 e 200.000 tonnellate l’anno, l’equivalente dell’assorbimento prodotto dalla piantumazione di 2-6 milioni di alberi.
Se l’ora legale diventasse permanente — come prevede la proposta in discussione alla Camera — il risparmio annuo salirebbe a 720 milioni di kWh, con un beneficio in bolletta stimato in 180 milioni di euro l’anno, pari al fabbisogno energetico di 266.000 famiglie (stime SIMA/Consumerismo).
Ora legale permanente: ipotesi di legge entro giugno 2026
Il dibattito sull’abolizione del cambio d’ora non è nuovo: nel 2018 la Commissione Europea aveva avviato una consultazione pubblica a cui parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei, con l’84% favorevole all’eliminazione dello spostamento stagionale delle lancette. Nel 2019 il Parlamento europeo approvò una proposta di direttiva che avrebbe lasciato ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale e ora solare permanenti, ma l’iter si è bloccato in sede di Consiglio UE per la difficoltà di coordinamento tra i Paesi — un tema critico soprattutto per i Paesi confinanti, per evitare disallineamenti su scambi commerciali e trasporti transfrontalieri.
Lo scorso 17 novembre 2025, in Italia, alla Camera dei Deputati sono state depositate oltre 352.000 firme raccolte dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e da Consumerismo No Profit, con il supporto del deputato Andrea Barabotti (Lega), a sostegno dell’avvio di un’indagine conoscitiva presso la Commissione Attività Produttive, per valutare gli effetti dell’ora legale permanente su consumi energetici, salute pubblica, sicurezza stradale e abitudini sociali.Se approvata, la fase di indagine dovrà concludersi con la presentazione di una proposta di legge entro il 30 giugno 2026.
I tempi di approvazione parlamentare restano pertanto incerti ma l’Italia potrebbe comunque essere tra i primi Paesi europei a trasformare la proposta in un percorso legislativo concreto.
In tema di pro e contro economici dell’ora legale, sul fronte della salute, i promotori sottolineano che il cambio d’orario altera i ritmi circadiani, con effetti documentati su pressione arteriosa, qualità del sonno e concentrazione. Studi citati da SIMA indicano un incremento del 4% degli attacchi cardiaci nella settimana successiva al cambio d’ora (fonte: Università di Stoccolma), oltre a un aumento degli incidenti stradali e sul lavoro nei giorni immediatamente successivi allo spostamento delle lancette.
Ora solare 2026: il ritorno fissato al 25 ottobre
L’ora legale 2026 resterà in vigore per sette mesi, dall’ultima domenica di marzo all’ultima domenica di ottobre. Il ritorno all’ora solare è fissato per la notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026: alle 3:00 le lancette torneranno indietro alle 2:00, regalando un’ora di sonno in più ma riportando i tramonti in anticipo.
Salvo cambiamenti normativi nel frattempo — esito possibile ma non certo dell’iter parlamentare in corso — il ciclo si ripeterà anche nel 2027, con il passaggio all’ora legale fissato per il 28 marzo 2027.