Il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato domenica 22 marzo il lancio di un’OPAS totalitaria su Telecom Italia (TIM), con un corrispettivo complessivo di circa 10,8 miliardi di euro. L’obiettivo è acquisire il 100% del capitale di TIM e procedere alla revoca dalla quotazione in Borsa. Se l’operazione andrà a buon fine entro la fine del 2026, nascerà uno dei più grandi operatori integrati d’Europa, interamente sotto controllo pubblico.
Che cos’è l’OPAS e perché è diversa da una semplice OPA
Un’OPAS — Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio — è un’operazione con cui una società propone agli azionisti di un’altra di cedere i propri titoli ricevendo in cambio non solo denaro contante ma anche azioni della società acquirente. Si distingue dall’OPA classica, che prevede il solo pagamento in denaro, proprio per questa componente mista: cash più titoli di nuova emissione. Nel caso di Poste e TIM, chi aderisce ottiene sia una somma in denaro sia nuove azioni Poste, diventando così azionista del gruppo combinato. L’offerta è definita “totalitaria” perché punta all’intero capitale della società target, con l’obiettivo finale di delistarla dalla Borsa di Milano.
L’offerta: 0,635 euro per azione, premio 9% e formula mista
Per ogni azione TIM portata in adesione, Poste riconosce un corrispettivo complessivo di 0,635 euro, composto da due parti distinte. La componente in denaro ammonta a 0,167 euro per azione; la componente in titoli corrisponde a 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane per ogni azione TIM conferita. Il prezzo di riferimento adottato per il calcolo è quello ufficiale di TIM registrato il 20 marzo 2026, pari a 0,583 euro: l’offerta incorpora quindi un premio del 9,01% rispetto a quel valore. L’esborso complessivo in denaro per Poste, nell’ipotesi di adesione totale, si attesterebbe a poco più di 2,8 miliardi di euro. Condizione necessaria per la validità dell’offerta è che Poste raggiunga almeno il 66,67% del capitale di TIM.
Un gruppo combinato da 150.000 dipendenti
Il gruppo che nascerebbe dall’integrazione tra Poste Italiane e TIM sarebbe uno dei più grandi d’Italia per dimensione e presenza territoriale. I dati aggregati pro forma indicano ricavi complessivi di circa 26,9 miliardi di euro, un risultato operativo (EBIT) di circa 4,8 miliardi e una forza lavoro di oltre 150.000 dipendenti. Poste stima sinergie annue di 700 milioni di euro, derivanti principalmente dall’ottimizzazione delle funzioni centrali, delle attività di acquisto e dei sistemi informativi, oltre a una gestione più efficiente della struttura finanziaria di TIM. Nel comunicato ufficiale, il nuovo soggetto viene descritto come la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese, con posizioni di leadership nei servizi finanziari, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali.
Lo Stato sopra il 50%, anche grazie a CDP
Uno degli aspetti più rilevanti dell’operazione è la struttura proprietaria che ne risulterebbe. Nel gruppo combinato, lo Stato italiano deterrebbe una partecipazione superiore al 50%, sommando la quota diretta del Ministero dell’Economia in Poste Italiane e quella detenuta da Cassa Depositi e Prestiti. Il comunicato di Poste sottolinea che questo assetto garantirà stabilità di governance nel lungo periodo e un mandato strategico orientato alla creazione di valore per l’intero Paese. Per il titolo TIM, il completamento dell’offerta comporterà il delisting da Euronext Milan: l’azione cesserà di essere quotata in Borsa, e gli azionisti che non avranno aderito all’OPAS si ritroveranno con titoli di una società non più scambiata sul mercato. Il CDA di TIM si è riunito nella mattinata di lunedì 23 marzo per avviare la valutazione dell’offerta.
Cosa può cambiare per le imprese clienti di TIM
Per le piccole e medie imprese che utilizzano i servizi di connettività, cloud e telefonia di TIM Business, l’operazione non produce effetti immediati: i contratti in essere restano validi e i servizi continuano senza interruzioni.
L’AD di Poste Italiane, Matteo del Fante, ha dichiarato alla stampa che TIM rimarrà un brand stand alone e “anterrà la sua organizzazione. Nel medio periodo, però, l’integrazione con Poste potrebbe ridisegnare l’offerta. Obiettivo finale dichiarato:
la creazione di un fornitore di servizi di infrastrutture critiche per la pubblica amministrazione e le imprese, promuovendo la sovranità del cloud e la riservatezza dei dati, valorizzando al contempo il potenziale dell’evoluzione digitale dell’economia italiana
Di fatto TIM è oggi il principale operatore di rete fissa in Italia e gestisce infrastrutture strategiche per la connettività delle imprese — dalla banda larga alla fibra ottica, dai servizi cloud ai data center. E Poste porta in dote la più grande rete di distribuzione territoriale del Paese, i servizi finanziari e postali, lo SPID e una base di clienti di oltre 35 milioni di persone.
La fusione punterebbe quindi a costruire un operatore nazionale integrato capace di offrire alle imprese un unico punto di accesso a telecomunicazioni, logistica, pagamenti digitali e servizi cloud.
I tempi di integrazione operativa non sono ancora definiti: l’operazione deve prima ottenere le necessarie autorizzazioni regolamentari.