Offerta Poste su TIM, dal 20 luglio gli azionisti scelgono tra denaro, azioni e Borsa

di Anna Fabi

16 Luglio 2026 11:12

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Via libera Consob all'OPAS di Poste Italiane su TIM, adesioni dal 20 luglio all'11 settembre con 1,67 euro più 0,218 azioni Poste per ogni titolo conferito

L’offerta di Poste Italiane su TIM arriva alla prova del mercato: da lunedì 20 luglio 2026 gli azionisti di Telecom Italia possono consegnare i propri titoli. L’OPAS valorizza TIM circa 13,4 miliardi di euro e punta al 100% del capitale, con la nascita di un polo pubblico di telecomunicazioni, logistica e servizi finanziari sotto il controllo di MEF e Cassa Depositi e Prestiti.

In sintesi:

  • la Consob ha approvato il documento d’offerta per la totalità delle azioni ordinarie TIM, esclusi i titoli già detenuti da Poste Italiane;
  • il regolamento avviene in parte in denaro e in parte in azioni Poste di nuova emissione;
  • l’esborso massimo previsto è di 2,85 miliardi di euro, con circa 372 milioni di nuove azioni al servizio dello scambio;
  • l’obiettivo dichiarato è il delisting di TIM da Euronext Milan entro la fine del 2026.

Che cos’è l’OPAS e come si distingue dall’OPA

Un’OPAS — Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio — è un’operazione con cui una società propone agli azionisti di un’altra di cedere i propri titoli ricevendo in cambio denaro e azioni della società acquirente. Si distingue dall’OPA classica, regolata interamente in contanti, per la componente mista di cash e titoli di nuova emissione. Nel caso di Poste e TIM, chi aderisce ottiene una somma in denaro e nuove azioni Poste, diventando così azionista del gruppo combinato. L’offerta è definita totalitaria perché ha per oggetto l’intero capitale della società, con l’obiettivo finale di revocarne la quotazione dalla Borsa di Milano.

Corrispettivo e azioni Poste per ogni titolo TIM

Per ciascuna azione TIM portata in adesione, Poste Italiane riconosce 1,67 euro in denaro e 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione, con godimento regolare e destinate alla quotazione su Euronext Milan. I valori unitari sono decuplicati rispetto all’annuncio di marzo per effetto del raggruppamento delle azioni TIM deliberato dall’assemblea straordinaria del 15 aprile 2026 ed efficace dal 15 giugno: la sostanza economica dell’offerta, ha precisato la società, è invariata.

Al lancio il corrispettivo incorporava un premio del 9% circa sui prezzi precedenti l’annuncio e la condizione di efficacia indicata da Poste prevede il raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale. L’impegno di cassa massimo si ferma a 2,85 miliardi di euro, coperto da un finanziamento di JP Morgan, BNP Paribas e Mediobanca, mentre la parte in titoli sarà regolata con l’emissione di circa 372 milioni di nuove azioni Poste, con corrispondente diluizione degli attuali soci del gruppo.

Il calendario, adesioni dal 20 luglio e pagamento a settembre

La finestra di adesione copre 40 giorni di Borsa aperta, dalle 8:30 del 20 luglio alle 17:30 dell’11 settembre 2026, con pagamento del corrispettivo previsto per il 18 settembre. Se ricorreranno i presupposti dell’art. 40-bis del Regolamento Emittenti è prevista una riapertura dei termini nelle sedute dal 21 al 25 settembre, con regolamento il 2 ottobre. Nel frattempo il consiglio di amministrazione di TIM è chiamato a esprimere il parere di congruità sul prezzo, mentre Poste presenterà il 24 luglio i risultati del primo semestre rinviando l’aggiornamento del piano industriale.

Data Evento
14 luglio 2026 Autorizzazione di Banca d’Italia all’acquisizione indiretta della partecipazione in TimFin
15 luglio 2026 Delibera Consob di approvazione del documento d’offerta
20 luglio 2026 Avvio del periodo di adesione (ore 8:30)
11 settembre 2026 Chiusura del periodo di adesione (ore 17:30)
18 settembre 2026 Pagamento del corrispettivo agli aderenti
21-25 settembre 2026 Eventuale riapertura dei termini
2 ottobre 2026 Pagamento per le adesioni in riapertura

Aderire, vendere in Borsa o attendere, opzioni per azionisti TIM

Chi aderisce consegna i titoli tramite il proprio intermediario entro l’11 settembre e riceve denaro e azioni Poste il 18 settembre; chi preferisce la liquidità immediata può vendere le azioni TIM sul mercato al prezzo corrente; chi non consegna i titoli si espone agli scenari successivi alla chiusura dell’offerta, delisting compreso.

Un esempio aiuta a dimensionare la scelta. Con 1.000 azioni TIM l’adesione frutta 1.670 euro in contanti e 218 azioni Poste Italiane: ai prezzi di metà luglio, con il titolo Poste poco sopra i 28 euro, il pacchetto vale circa 7.770 euro, a fronte dei circa 7.900 euro ricavabili dalla vendita diretta in Borsa con TIM attorno a 7,9 euro. Lo scarto riflette le attese degli investitori sull’esito dell’operazione e una differenza strutturale tra le due strade: la vendita sul mercato cristallizza il ricavo oggi, mentre il valore effettivo dell’adesione dipende dal corso di Poste al momento del pagamento, perché la componente in azioni ne segue le oscillazioni fino al regolamento.

Sul piano fiscale l’adesione costituisce una cessione a titolo oneroso: le eventuali plusvalenze scontano l’imposta sostitutiva del 26% ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 461/1997, calcolata sull’intero corrispettivo, denaro più controvalore delle azioni ricevute.

Delisting con tutele di legge per chi non aderisce

Chi non aderisce all’OPAS dispone comunque delle tutele previste dal Testo Unico della Finanza, che scattano al superamento delle soglie del 90% e del 95% del capitale. Ai sensi dell’art. 108 del D.Lgs. n. 58/1998, l’offerente che superi il 90% senza ripristinare il flottante ha l’obbligo di acquistare i titoli residui da chi ne faccia richiesta (sell-out), obbligo che sopra il 95% vale per tutti i titoli rimanenti; ai sensi dell’art. 111 del medesimo decreto, oltre il 95% l’offerente che lo abbia dichiarato nel documento d’offerta può esercitare lo squeeze-out, acquistando coattivamente le azioni residue. Chi non si avvale di questi diritti si ritrova, a delisting avvenuto, con azioni non più negoziate su un mercato regolamentato e quindi difficili da liquidare.

Polo pubblico da 26,9 miliardi di ricavi

Il gruppo nato dall’integrazione avrebbe ricavi pro forma di circa 26,9 miliardi di euro, un risultato operativo (EBIT) di circa 4,8 miliardi e oltre 150.000 dipendenti, con sinergie stimate in 700 milioni di euro l’anno dall’ottimizzazione di funzioni centrali, acquisti e sistemi informativi. Nel gruppo combinato lo Stato deterrebbe una partecipazione superiore al 50%, sommando la quota diretta del Ministero dell’Economia in Poste e quella di Cassa Depositi e Prestiti: un assetto che, secondo la società, garantirà stabilità di governance e un mandato strategico orientato alla creazione di valore per il Paese. Se l’offerta arriverà in porto entro fine 2026 si chiuderà la parabola aperta con la privatizzazione di Telecom del 1997, con il ritorno della rete sotto controllo pubblico.

Gli effetti per le imprese clienti di TIM

Per le piccole e medie imprese che utilizzano i servizi di connettività, cloud e telefonia di TIM Business l’operazione non produce effetti immediati: i contratti in essere conservano piena validità e i servizi proseguono senza interruzioni. L’AD di Poste Italiane Matteo Del Fante ha dichiarato che TIM manterrà un brand autonomo e la propria organizzazione. Nel medio periodo, però, l’integrazione potrebbe ridisegnare l’offerta, con l’obiettivo dichiarato nel comunicato di lancio:

la creazione di un fornitore di servizi di infrastrutture critiche per la pubblica amministrazione e le imprese, promuovendo la sovranità del cloud e la riservatezza dei dati, valorizzando al contempo il potenziale dell’evoluzione digitale dell’economia italiana

TIM è oggi il principale operatore di rete fissa in Italia e gestisce infrastrutture strategiche per la connettività delle imprese — dalla banda larga alla fibra ottica, dai servizi cloud ai data center. Poste porta in dote la più grande rete di distribuzione territoriale del Paese, i servizi finanziari e postali, lo SPID e una base di oltre 35 milioni di clienti. La fusione punterebbe a costruire un operatore nazionale integrato capace di offrire alle imprese un unico accesso a telecomunicazioni, logistica, pagamenti digitali e servizi cloud. I tempi dell’integrazione dipenderanno dall’esito delle adesioni e dalle autorizzazioni ancora da completare, dopo il via libera di Banca d’Italia del 14 luglio sulla partecipazione in TimFin.