Bolletta elettrica verso l’addio al PUN, ARERA apre ai prezzi zonali

di Teresa Barone

20 Luglio 2026 11:28

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La Relazione ARERA 2026 rilancia il superamento del Prezzo Unico Nazionale. I prezzi di zona valgono solo per l'elettricità e cambieranno il conto per territorio

La bolletta elettrica di famiglie e imprese è destinata a dipendere anche dalla zona d’Italia in cui si consuma, con il prezzo unico nazionale ormai agli sgoccioli. L’ARERA ha infatti pianificato entro il 2026-2029 il superamento del parametro PUN in favore di un sistema tariffario basato su prezzi zonali: significa che la bolletta rifletterà il costo dell’energia nella zona in cui si vive o si produce, abbandonando la media valida per tutto il Paese. Il modello europeo lega il costo dell’energia alla realtà di ogni area: dove le energie rinnovabili abbondano il conto scende e dove la domanda è alta il conto sale.

In sintesi:

  • la Relazione annuale di ARERA 2026 conferma il superamento graduale del Prezzo Unico Nazionale e il passaggio ai prezzi zonali differenziati;
  • la riforma è contenuta nel Decreto MASE del 18 aprile 2024, avviata nel 2025 con il PUN Index GME;
  • dal 2021 le sette zona di mercato sono Nord, Centro-Nord, Centro-Sud, Sud, Calabria, Sicilia e Sardegna;
  • con il nuovo modello, i prezzi scendono dove la produzione rinnovabile è alta e salgono nelle aree a forte domanda o dipendenti da importazioni;
  • l’impatto sulla bolletta elettrica si avverte sui contratti indicizzati, il prezzo fisso non cambia fino a scadenza.

I tempi della riforma per la bolletta elettrica

La riforma dei prezzi di zona per determinare il costo della bolletta luce è attesa nel quadriennio 2026-2029 dopo l’entrata in vigore del PUN Index GME (media ponderata dei prezzi zonali) il 1° gennaio 2025. La transizione poggia su un meccanismo di perequazione che compensa le differenze tra prezzo di riferimento e prezzi zonali, così da evitare salti bruschi in bolletta. Il suo superamento graduale, secondo ARERA, potrà iniziare solo con un preavviso di almeno dodici mesi e criteri ancora da definire.

La cornice normativa è il decreto MASE del 18 aprile 2024, in attuazione dell’art. 13 del D.Lgs. 210/2021, con la delibera ARERA 304/2024, all’interno del Testo Integrato del Dispacciamento Elettrico. Annunciata e rinviata più volte, la riforma è ora indicata come rotta del quadriennio 2026-2029, pur senza una data certa di arrivo in bolletta.

Bolletta luce, PUN e prezzi zonali a confronto

Il PUN fissa un unico prezzo all’ingrosso per l’intero Paese e uniforma le differenze tra le zone. Questo livellamento ha però mantenuto la bolletta italiana tra le più alte del continente: nel 2025 il valore medio all’ingrosso è stato di 115,9 €/MWh, contro 61,1 in Francia e 65,3 in Spagna, per la forte dipendenza dal gas. È la ragione per cui l’Italia paga l’elettricità più cara d’Europa. I prezzi zonali puntano a rompere questo livellamento, facendo emergere il prezzo reale di ogni area.

Oggi con il PUN Domani con i prezzi zonali
un prezzo unico all’ingrosso, uguale in tutta Italia un prezzo diverso per ciascuna delle sette zone
la media nazionale nasconde le differenze tra territori il prezzo segue produzione, domanda e congestioni della zona
dove si vive o si produce non incide sul prezzo l’area di consumo diventa una variabile di costo
le aree ricche di rinnovabili non vedono lo sconto in bolletta chi consuma dove sole e vento abbondano può pagare meno

In attesa dell’attuazione si possono verificare la zona di mercato della propria fornitura, confrontare fisso e indicizzato e seguire l’andamento del PUN prima di rinnovare.

Prezzi zonali più alti al Nord ma non sempre più bassi al Sud

Con i prezzi zonali, le aree ricche di rinnovabili e con meno congestioni tendono a valori più bassi, mentre il Nord ad alta domanda e più legato al termoelettrico e alle importazioni, va verso prezzi più alti. Sul mercato all’ingrosso questi divari già esistono ma in bolletta arriveranno con la riforma.

Trovarsi al Sud non significa però godere di uno sconto automatico: Sicilia e Sardegna, infatti, pur ricche di sole e vento scontano vincoli di rete e insularità che ne hanno spesso tenuto alti i prezzi zonali, mentre il vantaggio più evidente riguarda il Sud continentale, Puglia e Basilicata in testa. Non a caso, le Regioni del Mezzogiorno chiedono da tempo l’accelerazione della riforma, con la la Calabria che ha perfino inviato una diffida formale ad ARERA.

Vantaggi e limiti dei prezzi zonali, esempi caso per caso

I prezzi zonali premieranno chi consuma dove l’energia rinnovabile abbonda e orienteranno gli investimenti verso le aree che ne hanno più bisogno, al prezzo di divari territoriali più marcati e di una bolletta meno leggibile. È un cambio di logica che aiuta il Mezzogiorno rinnovabile e mette in guardia il Nord industriale.

Tra i vantaggi dei prezzi zonali per il sistema elettrico:

  • un prezzo che riflette la realtà locale, con uno sconto dove sole e vento producono molto;
  • un segnale che indirizza nuovi impianti e reti verso le aree in cui l’energia serve di più;
  • l’allineamento ai mercati europei, che i prezzi di zona li usano da tempo;
  • la fine del meccanismo per cui il Sud rinnovabile sostiene, tramite la media, i consumi del Nord.

Tra i limiti che gravano su imprese e consumatori:

  • il Nord industriale e ad alta domanda rischia prezzi più alti, con effetti sulla competitività della manifattura;
  • senza rete e accumuli il beneficio non arriva alle zone rinnovabili ma congestionate, isole in testa;
  • offerte più difficili da confrontare per famiglie e piccole attività;
  • una questione di equità, perché il prezzo unico nasceva anche per non dividere il Paese sul costo di un bene essenziale.

Quando i prezzi di zona arriveranno in bolletta, la geografia del prezzo non coinciderà con quella amministrativa. Milano ricade nella zona Nord, densa e ad alta domanda: oggi la media nazionale ne attenua il costo, con i prezzi zonali il Nord va verso valori più alti. Roma e Napoli stanno invece nella stessa zona, il Centro-Sud, e pagherebbero lo stesso prezzo zonale pur essendo lontane e diverse. Palermo mostra il rovescio: la Sicilia produce molto sole e vento, però congestioni di rete e insularità possono tenerne alto il prezzo di zona, perché la rinnovabile locale conta solo se la rete la porta ai consumi.

Un aspetto della riforma che sfugge spesso: il prezzo zonale è uniforme all’interno della zona. Una grande città e un piccolo comune della stessa zona pagano lo stesso prezzo all’ingrosso, e così il centro e la periferia industriale della medesima area. La riforma sposta la leva macro (non quella locale), cioè in quale zona ci si trova. Un capannone nell’hinterland accanto a un parco eolico non ottiene per questo un prezzo zonale più basso del negozio in centro città, se stanno nella stessa zona.

A fare la differenza intervengono altri strumenti come l’autoconsumo, le comunità energetiche (CER & Co.) e i contratti di fornitura diretta con chi produce, che agiscono sul singolo impianto e non sul prezzo di zona.

La bolletta tra contratto fisso e variabile

Sulla fornitura elettric,a la riforma ricadrà su tutti i clienti con un contratto indicizzato, famiglie e imprese, mentre chi ha un prezzo fisso non ne risentirà fino alla scadenza. I contratti a prezzo variabile, oggi agganciati al PUN Index GME, seguiranno il prezzo della zona: chi si trova in un’area più cara vedrà l’indicizzazione salire, chi sta dove le rinnovabili abbondano potrà spuntare condizioni migliori. L’esposizione è più alta per le imprese, che per il 79,5% stanno sul variabile, contro le famiglie divise quasi a metà tra fisso e variabile.