Bolletta elettrica, nuovo Piano UE per ridurre tasse e oneri a famiglie e imprese

di Barbara Weisz

4 Agosto 2026 12:03

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Misure per ridurre il gap di costo fra elettricità e combustibili fossili, e riforma ETS: nuova strategia UE per la transizione energetica.

La Commissione europea ha presentato il piano d’azione per l’elettrificazione, che punta a portare la quota di elettricità sui consumi finali di energia dal 23% attuale al 46% entro il 2040. Bruxelles chiede inoltre agli Stati membri di ridurre il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas entro il 2030 e di limitare oneri e tasse in bolletta. Previsti infine fondi dedicati per i processi di conversione. In sintesi:

  • l’obiettivo indicato agli Stati UE per il 2030 è di ridurre il prezzo dell’elettricità a non oltre il doppio del gas per l’industria e a non oltre 2,5 volte per le famiglie;
  • l’Italia è tra i cinque Paesi in cui una parte di tasse in bolletta non è collegata al sistema elettrico;
  • Bruxelles chiede di alleggerire nella bolletta domestica l’attuale 26% di oneri di rete e 26% di tasse;
  • per chi passa ai processi elettrici arrivano 100 miliardi per la decarbonizzazione industriale tramite sistema ETS.

Tetto UE al rapporto tra elettricità e gas nella domanda

La Commissione invita gli Stati membri a portare il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas a un massimo di 2 per l’industria e di 2,5 per le famiglie entro il 2030. Oggi l’elettricità costa in media quasi tre volte il gas per le imprese europee e due volte e mezza per le famiglie, e secondo i calcoli della Commissione su dati Eurostat del secondo semestre 2024 solo Finlandia e Svezia si collocano sotto quota 2. Il divario di prezzo è infatti il primo dei cinque ostacoli individuati dalla Comunicazione, davanti ai costi iniziali degli impianti, alle code per l’allaccio alla rete, alla lentezza dell’innovazione e alla carenza di manodopera qualificata.

La stessa Comunicazione segnala che negli Stati con il rapporto più favorevole le vendite di pompe di calore sono triple rispetto ai Paesi dove il rapporto supera 3, un dato attribuito all’associazione europea del settore e riferito al 2025.

Ritorno dell’investimento in elettrificazione

La Comunicazione riporta tre riferimenti quantitativi ricavati da studi di settore, utili a chi deve decidere un investimento sul calore di processo.

Rapporto elettricità/gas Effetto sull’investimento industriale
intorno a 2 le pompe di calore ad alta temperatura raggiungono il pareggio con i sistemi a gas in circa dieci anni, secondo il caso studio sul comparto lattiero-caseario citato dalla Commissione
tra 2,5 e 3,5 alcuni processi industriali generano comunque risparmi con l’elettrificazione tramite pompa di calore, secondo l’analisi IEA 2026 richiamata nella Comunicazione
oltre 3 la domanda di tecnologie elettriche si comprime: negli Stati sopra questa soglia le vendite di pompe di calore sono un terzo di quelle registrate dove il rapporto è più basso

Il margine di manovra è ampio anche sul piano industriale: secondo l’analisi Fraunhofer ISI-Agora richiamata dalla Commissione, il 60% della domanda energetica industriale oggi coperta da combustibili è già elettrificabile con tecnologie disponibili, e pompe di calore industriali ed elettrodi resistivi coprono calore di processo fino a 400-500 gradi, quindi buona parte delle lavorazioni alimentari, cartarie e tessili.

Calcolo rapporto elettricità/gas in fattura

Il rapporto si ricava confrontando il costo per kilowattora dell’elettricità con quello del gas sullo stesso periodo di fatturazione, applicando il metodo che la Commissione usa per il proprio indicatore. I passaggi sono tre:

  • si prende la spesa totale di ciascuna fornitura comprensiva di tutte le imposte, accise e IVA incluse, perché l’indicatore europeo è costruito su base lorda;
  • si divide per i kilowattora effettivamente consumati, convertendo il gas dai metri cubi standard con il coefficiente riportato in fattura;
  • si divide il costo unitario dell’elettricità per quello del gas e si confronta il risultato con le soglie della tabella precedente.

Il calcolo va rifatto sulle forniture reali dell’azienda, perché il costo unitario dell’energia elettrica cambia in modo marcato tra fasce di consumo e profili di prelievo, e un’impresa con contratto in media tensione può trovarsi su un rapporto molto distante dalla media nazionale.

Tasse e oneri di rete, Italia nel mirino di Bruxelles

La Comunicazione indica l’Italia tra i cinque Stati membri, insieme a Francia, Germania, Portogallo e Grecia, in cui parte dei prelievi caricati sulla bolletta elettrica non ha attinenza con il sistema elettrico o ne eccede le finalità. È il presupposto della richiesta rivolta agli Stati di non tassare l’elettricità più del gas.

La composizione media della bolletta elettrica domestica europea, secondo i dati VaasaETT di maggio 2026 riportati nella Comunicazione, vede il 48% attribuibile al prezzo dell’energia, il 26% agli oneri di rete e il 26% a imposte e prelievi. Sulla metà non energetica della fattura agisce la proposta legislativa sulle tariffe di rete adottata insieme al piano, che modifica il Regolamento (UE) 2019/943 e contiene una disposizione sul differenziale fiscale tra elettricità e gas.

Fondi ETS per la decarbonizzazione industriale

La proposta di revisione del sistema ETS presentata lo stesso giorno destina 100 miliardi di euro all’Industrial Decarbonisation Bank, di cui circa 30 miliardi attraverso l’ETS Investment Booster nel triennio 2028-2030, finanziato con 400 milioni di quote e assegnato in ordine cronologico di domanda al raggiungimento delle soglie di qualità.

Gli Stati membri sono tenuti a destinare almeno il 50% dei proventi nazionali delle aste a investimenti di decarbonizzazione nei settori coperti dal sistema, mentre l’assegnazione gratuita di quote prosegue oltre il 2030 in forma condizionata agli investimenti in riduzione delle emissioni, elettrificazione compresa. Per le PMI con processi energivori significa che la leva finanziaria arriva dal mercato del carbonio: i bandi partiranno subito dopo l’approvazione del testo da parte di Parlamento e Consiglio.

Tabella di marcia del piano di elettrificazione

Il piano si articola in quindici azioni, molte delle quali producono effetti prima del 2030. Le voci che toccano più da vicino imprese e professionisti sono raccolte qui sotto.

Termine Misura prevista dal piano
2026 seconda asta sul calore industriale a valere sull’Innovation Fund e revisione dei codici di rete per accumuli, veicoli elettrici e pompe di calore
quarto trimestre 2026 valutazione d’impatto sull’obiettivo del 46% nel pacchetto Unione dell’energia e raccomandazione sugli incentivi ai veicoli a zero emissioni
metà 2027 valutazione sulla ricarica intelligente come impostazione predefinita nei contratti di fornitura collegati a veicoli elettrici
secondo trimestre 2027 strumento cartografico GeoDep per orientare la localizzazione degli investimenti energivori e avvio dell’iniziativa UE sul calore di scarto
2030 rapporto elettricità/gas entro 2 per l’industria, 200 GW di capacità di accumulo dai 55 GW del 2026 e 4 milioni di pompe di calore installate all’anno

Sul fronte del finanziamento pubblico nazionale, la Commissione richiama la possibilità per gli Stati di usare la deroga al Patto di stabilità per gli investimenti energetici, nel limite dello 0,3% del PIL annuo e dello 0,6% cumulato, e invita i governi ad applicare all’acquisto di pompe di calore e impianti fotovoltaici le aliquote IVA ridotte già consentite dalla direttiva sull’imposta sul valore aggiunto, opzione oggi esercitata da sei soli Stati membri.