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Piano Monti: golden rule in Europa su banda larga e Agenda Digitale

di Barbara Weisz

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Investimenti per la crescita per tre anni fuori dai vincoli del fiscal compact, soprattutto quelli per banda larga e agenda digitale. Le proposte di Monti in Europa: golden rule, project bond e soluzione per i debiti della PA verso le imprese.

Ecco la golden rule che Mario Monti propone all’Europa per i prossimi tre anni: non conteggiare «ai fini dei vincoli del patto di stabilità» (fiscal compact) gli  investimenti per la crescita come quelli per «banda larga e Agenda Digitale».

Il premier ha lanciato la sua proposta nel corso degli Stati dell’Unione davanti a una platea di massime autorità sui temi della politica economica europea, incassando un tacito consenso dal presidente della Commissione UE José Manuel Barroso e dal commissario al Bilancio e Affari Monetari Olli Rehn.

Golden Rule

In Europa il terreno è fertile per proposte come la golden rule, che rappresentano un incentivo alla nuova fase che punta sullo sviluppo per uscire dalla crisi economica. Per Monti è un modo per fare «crescita senza inflazione, in piena coerenza con il fiscal compact». Ancora una volta, si cerca la quadra tra politiche per la crescita (intorno a cui si concentra l’Europa del post elezioni in Grecia e  Francia) e  del rigore, che per il premier sono perfettamente compatibili.

Una mano tesa alla cancelliera tedesca Angela Merkel protagonista dell’Europa dell’austerity, ma anche al nuovo presidente francese Francois Hollande, con cui è possibile che il premier italiano si incontri entro la fine del mese: «il maggiore calore che Hollande mette sulla crescita è benvenuto e credo sia conciliabile con la disciplina di bilancio», sottolinea Monti. Il quale insiste: «nella mia proposta non c’è nulla di elusivo della disciplina di bilancio, è solo un incoraggiamento a una buona politica economica».

La questione è la seguente: «se un Paese ha un rapporto debito-PIL al 120% è questa l’unica cosa che conta o conta anche cosa ha fatto quel Governo negli anni con i soldi che si è fatto prestare? Io sarei contento di vivere in un Paese che ha usato il debito per finanziare infrastrutture, piuttosto che disperdere quel denaro nel consumo pubblico». Nel fiscal compact questo aspetto ha un impatto «minimo», e una golden rule, limitata a un arco temporale di tre anni e a settori o priorità specifiche, può rappresentare una correzione utile.

Debiti della PA

Non è l’unica proposta su cui il governo italiano spinge in Europa. Come è noto, c’è anche la questione dei debiti della PA. Anche qui, Palazzo Chigi da qualche tempo sta svolgendo un’intesa azione diplomatica per arrivare a una soluzione europea che consenta di far arrivare i soldi alle imprese, per esempio attraverso titoli di stato, senza intaccare il rispetto dei vincoli di bilancio.

Perché, sottolinea il premier, sarebbe «paradossale» che in nome del fiscal compact, «gli Stati si rifacessero sulle imprese penalizzandole e distruggendo la capacità produttiva di aziende efficienti che devono chiudere».

Project bond

Come è noto, fra le ricette europee per la crescita, sostenute dall’Italia ma anche dalla commissione, c’è anche quella dei project bond per sostenere gli investimenti in infrastrutture.

Un pacchetto a 360 gradi, che riesca a imprimere un cambio di marcia a un ciclo economico depressivo che ancora sta dispiegando i suoi effetti.  In Europa ne sono un emblema il caos greco del post-elezioni (anche il secondo tentativo di formare un Governo è naufragato), ma anche l’ennesima emergenza della banche spagnole, fortemente esposte sul mercato immobiliare (il Governo ha annunciato la nazionalizzazione di Bankia, la quarta banca del Paese, accollandosi il 45% del capitale).

Italia in recessione

L’Italia, pur fuori dall’emergenza, è ancora in recessione. Monti insiste nell’auspicare, fra le altre cose, una rapida approvazione della riforma del lavoro. Il premier sembra non escludere una revisione del patto di stabilità interno, che favorisca gli investimenti da parte dei Comuni, inserendo l’ipotesi sempre nel quadro di una rinnovata fase delle politiche europee.

E si concede anche riflessione più prettamente politiche: in Europa c’è una crisi che impone la questione della crescita ma anche quella del «come riconciliare l’integrazione con la democrazia».

Un percorso possibile, riconoscendo però che la questione non riguarda solo le istituzioni comunitarie ma anche le politiche nazionali: «la combinazione dei media aumenta lo sguardo di breve periodo dell’opinione pubblica portando i politici di molti Paesi ad essere sempre meno leader e sempre di più follower», rifuggendo da «decisioni impopolari che porterebbero benefici nel lungo periodo».