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Pagamenti PA imprese in Agenda UE: meeting Monti Rehn per la crescita

di Barbara Weisz

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Il ritardo nei pagamenti dalla PA alle imprese al centro delle politiche per la crescita, al meeting tra Mario Monti e il commissario UE Olli Rehn, assieme a project bond e golden rule: trasformare i crediti in BOT senza impatto sul debito.

Il problema del ritardo nei pagamenti dalla PA e dei debiti contratti nei confronti delle imprese è stato al centro dell’incontro fra il premier Mario Monti e il commissario UE agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn.

Il Governo pensa infatti che la questione richieda una soluzione europea, e in questo senso è stata avviata un’intensa attività diplomatica, che coinvolge anche la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Nel frattempo il vice presidente della Commissione UE e il commissario all’Industria, Antonio Tajani, ha annunciato l’invio di una seconda lettera (dopo quella di novembre) a tutte le cancellerie europee per sollecitare l’entrata in vigore della direttiva UE sul ritardo nei pagamenti, che impone alla PA di pagare le imprese entro 30 giorni.

Il rimborso dei crediti PA alle imprese rientra tra le nuove politiche per la crescita al centro anche dell’Agenda europea, in considerazione del perdurare della crisi e dei risultati delle elezioni in Francia e in Grecia, che di fatto costituiscono una bocciatura dell’austerity e delle relative perseguite sino ad ora.

Debiti PA: record in Italia

L’Italia ha il poco invidiabile primato del debito più alto nei confronti delle imprese: in tutta la UE ammontano a 180 miliardi e solo in Italiaa 70-80 miliardi, conquistando il podio.

Nella sua lettera ai 27 Stati Membri Tajani ricorda che il termine ultimo per recepire la direttiva UE sui pagamenti della PA è il marzo 2013, ma ne sollecita l’applicazione in tempi più brevi visto l’imperversare della crisi e la conseguente difficoltà di accesso al credito, soprattutto per le PMI.

Misure del Governo

Monti ha sottolineato l’esistenza di una problema di natura contabile: «se uno Stato è indebitato verso le imprese non conta come debito pubblico ma se lo Stato paga il disavanzo aumenta». Un arretrato di 70-80 miliardi, come quello italiano, vale qualcosa come 4 punti di PIL. L’impatto sui conti pubblici rischia dunque di essere eccessivo, con il rischio di sforare i parametri europei, o in termini di rapporto deficit-PIL o, nel caso in cui i debiti vengano ad esempio trasformati in titoli di Stato, in termine di aumento del debito pubblico.

È questo il tema che Monti ha portato in Europa, di cui ha parlato con la cancelliera Merkel: l’ipotesi è quella di un’emissione di titoli, che servano a pagare almeno parte dell’arretrato con le aziende, ma che non abbiamo impatto sul debito. Non c’è alcun negoziato ufficiale, è bene sottolinearlo, ma un fitto giro di colloqui fra le cancellerie europee e all’interno della Commissione è in corso, il che fa ritenere che il tema sarà affrontato nel corso dell‘incontro Monti-Rehn.

Sullo sblocco i crediti della imprese dalla PA è intervenuto anche il presidente in pectore di Confindustria, Giorgio Squinzi, per il quale un intervento «è necessario». Si tratta di «trovare i meccanismi tecnici» per evitare un impatto negativo sui conti pubblici.

Politiche per la crescita

Al centro del meeting tra premier italiano e commissario europeo Olli Rehn, le «riforme economiche in Italia, all’interno del nuovo quadro di governance europea». La nuova parola d’ordine, in Italia e in Europa, è la crescita. Secondo le anticipazioni di stampa, Monti si presenta con una serie di nuove proposte specifiche:

  • un regolamento europeo sui venture capital, con l’obiettivo di attirare investimenti privati;
  • una proposta sui project bond, per finanziare infrastrutture e non solo (si parla qui di un’ipotesi di ricapitalizzazione della BEI, la banca europea per gli investimenti);
  • uno studio operativo sulla golden rule, la regola aurea che riguarda il modo in cui si conteggia in bilancio la spesa per gli investimenti, da più parti considerata un possibile stimolo alla crescita.

Proposte operative, che si inseriscono in quel nuovo quadro di politiche europee che, accompagnando al Fiscal compact una sorta di patto per la crescita, guidino quel rilancio tanto auspicato dal mondo delle imprese e di cui i paesi hanno bisogno per uscire da una crisi del debito irrisolta da due anni.