Tratto dallo speciale:

Banda larga nei distretti industriali italiani insufficiente: dati 2012

di Alessandro Longo

scritto il

Osservatorio 2012 sulla banda larga nei distretti industriali italiani: copertura e capacità del tutto insufficienti penalizzano PMI e start-up innovative, monito di Calabrò (AgCom) e focus sulle strategie di governo e operatori per contrastare il digital divide.

Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all’Italia l’1,5% del PIL, come ha ricordato Corrado Calabrò, Presidente dell’AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) presentando la relazione di bilancio del suo mandato, da cui è emerso un forte invito ad  accelerare sull’Agenda Digitale per dare vita a reti di nuova generazione in grado di sostenere domanda e servizi TLC.

Molte imprese italiane – soprattutto le PMI – vivono un paradosso per colpa dei limiti dell’attuale rete banda larga: non possono espandersi né ridurre i costi grazie al digitale, e certe volte sono persino costrette a spostare la sede.

È un fenomeno diffuso, per mesi solo sospettato e adesso finalmente confermato, numeri alla mano, dall’ultimo studio Between – Osservatorio Banda Larga sui distretti industriali italiani, aggiornato a gennaio 2012.


Copertura banda larga nei distretti industriali (2012)

Scarsa copertura e capacità

Insomma, il Re è nudo. La quota di aziende non raggiunte da banda larga è pari all’11%, ma ci sono altri dati, ancor più clamorosi.  La copertura non va di pari passo con l’economia (cioè con il PIL dei distretti), bensì con l’orografia: il Veneto, seconda locomotiva d’Italia, è una delle zone più penalizzate con il 22% di aziende che non può avere nemmeno l’Adsl a 2 Megabit.

Non solo: «anche laddove la banda larga c’è, a volte è troppo poca per le esigenze delle aziende, dove comunque i dipendenti devono condividere la velocità della connessione», spiega Francesco Sacco, managing director del laboratorio di ricerca Enter-Università Bocconi. «Così, secondo un mio studio di marzo, in Lombardia le aziende medio grandi hanno solo 250 Kbps disponibili per addetto».

Imprese penalizzate

Le aziende dovrebbero poter contare sull’Adsl 2 Plus (almeno), a 20 Megabit, anche in vista di una crescita (a breve termine) delle esigenze. Ma queste Adsl coprono solo il 64% delle aziende italiane e appena il 48% di quelle venete. «La nostra copertura banda larga è del tutto insufficiente e sta mettendo in difficoltà le aziende, costrette persino a spostare la sede. Non possono fare Export internazionale, con poca banda», protesta Giovanni Potti, presidente di Confindustria Veneto.

La situazione delle aziende – a quanto si scopre grazie allo studio di Between – è quindi peggiore di quella delle famiglie. Per due motivi: hanno oggettivamente una copertura banda larga meno efficiente, essendo più lontane dalle centrali telefoniche (com’è tipico dei distretti industriali, peculiarità tutta italiana) ed essendo spesso in zone a bassa densità abitativa. Inoltre, hanno più bisogno di Internet veloce rispetto alle famiglie.

E per le PMI va anche peggio rispetto alle grandi aziende. Queste ultime possono permettersi infatti di farsi portare la fibra ad hoc, mentre le piccole e medie imprese devono usare quello che passa il convento.

Il fatto è che il digital divide è un concetto mutevole. È considerabile in digital divide l’azienda che non può avere tanta banda quanta le servirebbe per condurre al meglio la propria attività. «Ne hanno bisogno soprattutto le aziende innovative e più dinamiche: quelle che esportano, che hanno forti partnership in Italia e con l’estero, che sono nei nuovi mercati e devono interagire nel modo più stretto possibile con clienti e fornitori», spiega Alfonso Fuggetta, amministratore delegato del Cefriel, il centro di eccellenza del Politecnico di Milano.

Digital divide per start up innovative

È facile riconoscere in questo identikit la PMI o la start up che fa un mestiere innovativo o che vive di Export del made in Italy. Insomma, il paradosso è che soffre di digital divide soprattutto il cuore pulsante dell’innovazione italiana. Quella che permetterebbe all’economia di ripartire.

Soluzioni e roadmap

Come se ne esce? Il digital di livello base sembra in realtà a un passo dall’essere risolto. Cioè probabilmente nel giro di pochi mesi (massimo tre anni, nei casi più sfortunati) tutti i distretti industriali, a cominciare dai più importanti, avranno almeno due megabit.Presumibilmente, ne avranno una decina (reali).

Le Regioni stanno investendo fondi comunitari, per ampliare la copertura di fibra ottica fino alle centrali telefonica. È il caso del Veneto, appunto. Telecom Italia ha un piano per coprire di banda larga tutti i distretti entro il 2015, con un mix di tecnologie: LTE (evoluzione dell’Umts/Hspa), fibra fino agli armadi (e l’ultimo tratto in rame) o fibra fino all’azienda.

Il punto è che questo modo di affrontare il problema potrebbe rivelarsi insufficiente. Forse equivarrà a rimandarlo solo di pochi mesi. Le aziende hanno bisogno subito di fibra ottica: l’ha richiesto due settimane fa Confindustria Digitale in una lettera al governo, contenente le proposte per la futura Agenda Digitale italiana (un pacchetto di norme che diventeranno decreto legge a giugno).

Il Governo è appunto a caccia di denari per portare la fibra nelle zone (industriali e residenziali) trascurate dai piani degli operatori telefonici. Ossia quelli di Telecom Italia, di Fastweb e di F2i/Metroweb. Fastweb però al momento sta coprendo solo i distretti da cui arriva un effettiva domanda (non lo fa a priori) e di F2i ancora non è chiaro quale sarà la futura rete nelle zone industriali. Si sa che porterà la fibra al 20% della popolazione italiana, entro il 2017, in 30 città.

Ecco perché il ruolo del governo sarà fondamentale; ma anche qui c’è un’incognita. La cabina di regia interministeriale per l’Agenda Digitale intende utilizzare, per la fibra, i fondi comunitari che nei prossimi anni saranno intercettati dalle Regioni. Potenzialmente sono miliardi di euro, ma sarà una corsa contro il tempo poterli ottenere dall’Ue e poi fare i bandi di gara, per avviare scavi e servizi al più presto.
Ma, per ora, dopo tanto tempo sprecato negli anni precedenti, si affida a questi progetti la migliore speranza delle aziende: per avere tutte una banda larghissima in fibra ottica, a prova di futuro. A un Gigabit e oltre.