Recessione in Italia: taglio stime PIL, report Ocse e BCE

di Barbara Weisz

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Il bollettino BCE evidenzia come in Italia i problemi di crescita si riflettano sullo spread: Ocse più cauta, ma il Governo taglia le stime sul PIL 2012.

Secondo il bollettino della BCE (Banca centrale Europea), in Italia è di nuovo allarme spread, a differenza della maggior parte degli altri Paesi di Eurolandia, dove i differenziali di rendimento delle obbligazioni sovrane a dieci anni rispetto ai titoli di Stato tedeschi hanno mostrato una lieve contrazione.

Spread e recessione

La BCE continua ad attendersi una moderata ripresa nel corso dell’anno, ma le prospettive economiche restano soggette a rischi al ribasso, che dipendono dalla crisi del debito e dal suo impatto sulle condizioni del credito (ne sanno qualcosa le PMI), nonché dalla elevata disoccupazione particolarmente evidente in alcune aree.

Francoforte prevede infatti «un ulteriore peggioramento nel breve termine» del mercato del lavoro, le cui condizioni continuano a deteriorarsi con crescita negativa dell’occupazione e accelerazione del tasso di disoccupazione.

PIL: il taglio del Governo

Previsioni negative anche in Italia: il viceministro Grilli ha dichiarato che  il Governo rivedrà al ribasso le stime sul PIL 2012, portando il dato previsionale di fine anno in linea con il -1,3 previsto da Bruxelles. Comunque, tutte le dichiarazioni degli ultimi giorni da parte di esponenti dell’esecutivo, a partire dal premier Mario Monti, hanno escluso che in vista ci siano nuove manovre correttive.

Il debito pubblico

L’altro problema dell’Italia è l’alto debito: il più alto d’Europa dopo quello greco, ma con l’attenuante di non aver mai registrato un “boom” del debito in questi anni di crisi (dal 2008 in poi), come è successo in Grecia, Irlanda e Spagna. Ma è rilevante il fatto che in questo 2012 l’Italia è segnalata fra i paesi con il maggior bisogno di rifinanziamento: insieme a Francia, Belgio, Grecia, Olanda, Portogallo e Spagna è a livelli superiori al 20% del PIL.

Come intervenire

Dunque, l’Italia è un paese ad alto debito con alte necessità di rifinanziamento (per cui le tensioni sullo spread certo non giovano, facendo salire il tasso dei titoli di stato), e con problemi sul fronte della crescita e dell’occupazione.

Le soluzioni indicate dalla BCE (non solo per l’Italia): rigore di bilancio, rispettando il fiscal compact così come deciso dalle ultime riunioni del Consiglio Europeo; impegno a ridurre il debito al di sotto della soglia del 60% del PIL fissata dal Patto di Stabilità e Crescita (e «molti paesi» dovranno impegnarsi a mantenere un avanzo di bilancio pari almeno al 4% del PIL).

L’Ocse invita a tagliare il debito-PIL, sul lungo periodo, al 50%: una raccomandazione che riguarda i paesi  sopra la soglia del 10o%, per quanto in Italia la situazione sia meno urgente avendo «già convissuto per diversi anni con livelli di debito molto elevato: l’aumento del debito provocato dalla crisi è stato inferiore rispetto a numerosi altri Paesi».

Si tratta di una considerazione che ben si inserisce nel quadro delineato dalla BCE. Detto questo, anche l’Italia deve sforzarsi sul lungo periodo di scendere al 50% del PIL.

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