Spread in bilico dopo asta BTP

di Barbara Weisz

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L''asta dei Btp triennali conferma le tensioni sui mercati finanziari in Europa e in Italia: rendimenti in salita, collocamenti senza il "tutto esaurito".

Asta dei Btp che registra un nuovo balzo dei rendimenti, bollettino Bce che mette in relazione il ritorno delle tensioni sullo spread con le mutate condizioni di crescita (ovvero, con la recessione in atto), governo italiano che rivede al ribasso le stime sul PIL di questo 2012 (prevedibilmente allineandole a quelle formulate dalla Ue).

Non si può certo dire che le tensioni sull’economia e sui mercati finanziari si stiano allentando, vista la raffica di report negativi e di notizie finanziarie non certo brillanti degli ultimi giorni e anche delle ultime ore.

Non sembra aver esagerato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando di ritorno dell’inverno sui mercati. In realtà, lo spread è ben lontano dai livelli di fine 2011, ma certo il ritorno di un clima di tensione finanziaria è innegabile.

Asta BTP a tre anni

L’asta di Btp triennali ben fotografa il rinnovato clima di tensione sui mercati finanziari.

Il collocamento ha fatto registrare un rialzo dei rendimenti ai massimi livelli da gennaio: il titolo con scadenza marzo 2015 è stato collocato al 3,89%, dal 2,76% dello scorso mese di marzo.

E non ha registrato il tutto esaurito, pur restando nel range massimo dell’offerta: sono stati assegnati Btp triennali per 2,88 miliardi di euro, nella parte alta del range fra 2 e 3 miliardi ma non al top dei tre miliardi.

Il viceministro all’Economia Vittorio Grilli spiega che è stata fatta «la scelta di non prendere tutta la domanda che c’era perché in questo momento non abbiamo urgenza di fare funding a tassi che, secondo noi, non siano quelli giusti e rilevanti».
Dunque, tassi troppo alti per soddisfare l’intera domanda.

Gli analisti in genere ritengono che l’asta rifletta il momento economico, e non debba destare particolari preoccupazioni.

Certo, le aste degli ultimi due giorni evidenziano un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi mesi che avevano visto scendere i rendimenti, e quindi diminuire le tensioni sul debito.