Sharing Economy: modello Uber allo studio UE

di Carlo Lavalle

scritto il

In sede UE la decisione finale sul ruolo degli operatori in ambito Sharing Economy e sul valore del loro modello di business: sfide di mercato e regole.

Uber

Uber sotto la lente della Commissione Europea, dopo le proteste dei tassisti che accusano la start-up di concorrenza sleale e violazione delle leggi nazionali in materia di licenze e sicurezza del trasporto: l‘azienda, ormai presente in 58 paesi, ha sporto reclamo presso la Commissione, facendo ricorso contro le cause giudiziarie a proprio danno (in Germania e Italia il Tribunale ha persino sospeso l’app che mette in contatto autisti privati e passeggeri via cellulare, per prenotare corse a pagamento con vettura).

A luglio, intanto, un giudice del Tribunale di Barcellona ha portato la controversia davanti alla Corte di Giustizia Europea che, entro luglio 2016, dovrà decidere sulla natura di Uber: fornitore di servizi digitali o azienda di trasporto? La distinzione è cruciale: 

  • nel primo caso, l’Unione Europea avrebbe strumenti per regolare la questione sotto la Direttiva Servizi o e-Commerce;
  • nel secondo, sarebbero gli Stati membri ad avere potere di intervento, fino al divieto dell’app se l’operatore non si adeguasse alle norme nazionali nel settore trasporti.

=> Sharing economy: la nuova mobilità

Sharing economy

Al centro dell’indagine vi è la sharing economy, che sta cambiando radicalmente diversi settori produttivi,dal turismo ai trasporti. Aziende come Airbnb e Uber ne stanno modificando lo scenario introducendo un nuovo modello di business che richiede seri approfondimenti per valutarne opportunità e rovesci della medaglia. Come spiega la portavoce della Commssione UE, Lucia Caudet:

“la sharing economy ha il potenziale per aumentare crescita e posti di lavoro, ma bisogna anche considerare altri aspetti legati al fisco, ai diritti dei consumatori e del lavoro e alla sicurezza”.

Il valore della sharing economy è stimato intorno a 10 mld di euro con un giro d’affari di 250 mld entro il 2025. I Legislatori europei potrebbero dunque abbracciare il trend, trovando soluzioni equilibrate che non vadano a scapito delle attività tradizionali ma producano nuova economia e opportunità. Questo modello è in grado di apportare benefici per imprese e consumatori, consentendo maggiore scelta di beni e servizi e un uso efficiente delle risorse, ampliando nel contempo possibilità di partnership e competenze.

La Commissione UE sembra favorevole ai servizi innovativi in chiave digitale; Elżbieta Bieńkowska, Commissario al Mercato Interno, Industria, Imprenditoria e PMI, ha dichiarato che si dovrebbe:

“vedere l’economia della condivisione e della collaborazione più come un’opportunità che come una minaccia”.

Tuttavia, ci sono sfide che la sharing economy pone ai decisori: il rispetto di regole e condizioni di parità tra operatori di mercato e la tutela dei consumatori in ambito sicurezza e privacy. Non sempre è facile armonizzare i diversi aspetti e creare un nuovo assetto più avanzato.