Il 23 giugno 2026 la commissione ECON del Parlamento europeo vota la propria posizione sul regolamento euro digitale. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, lo ha detto senza giri di parole nell’audizione del 3 giugno: il progetto ha lasciato la sala dei tecnici ed è arrivato sul tavolo dei politici. La frase con cui ha chiuso l’intervento — “il denaro è fiducia” — fotografa una posta in gioco che riguarda imprese, esercenti e cittadini molto più di quanto il linguaggio istituzionale lasci trasparire.
Moneta pubblica in formato digitale
L’euro digitale è una passività dell’Eurosistema: una forma di moneta pubblica, emessa e garantita dalla BCE, distinta da qualsiasi circuito commerciale. Il wallet e l’app sono solo l’interfaccia attraverso cui si usa. La BCE punta a rendere la moneta pubblica accessibile nell’economia digitale, oggi dominata da infrastrutture private e extra-europee. Il contante rimane essenziale per inclusione, resilienza e privacy; l’euro digitale affianca la moneta fisica nei contesti in cui prevalgono i pagamenti elettronici.
I negoziati UE sull’euro digitale
Il Consiglio UE ha adottato la propria posizione negoziale il 19 dicembre 2025. Con il voto ECON si apriranno i triloghi interistituzionali, che dovranno sciogliere i nodi più controversi per imprese ed esercenti:
- il corso legale e i limiti all’obbligo di accettazione per gli esercenti;
- il modello di compensazione per banche e prestatori di servizi di pagamento;
- i tetti di detenzione per proteggere i depositi bancari dalla concorrenza diretta della moneta pubblica;
- le garanzie di privacy per i pagamenti offline e online;
- la gradualità degli obblighi di adeguamento dei sistemi di pagamento.
POS e adeguamento infrastrutturale
Cipollone ha stimato che circa l’80% dei terminali POS richiederà aggiornamenti software per accettare l’euro digitale. La quota rimanente — dispositivi più datati — sarà sostituita nel ciclo naturale di rinnovo. La BCE lavora sugli standard aperti per i pagamenti già concordati con ECPC, nexo standards e Berlin Group per ridurre i costi di adozione. Il regolamento dovrà disciplinare con chiarezza chi sostiene gli oneri tecnici e organizzativi della transizione verso l’accettazione ampia.
Banche e PSP nel modello intermediato, i candidati
L’euro digitale prevede un modello intermediato: banche e PSP distribuiranno i servizi, gestiranno l’onboarding e offriranno servizi a valore aggiunto, mentre la BCE fornisce l’infrastruttura pubblica e la garanzia monetaria. Oltre cinquanta candidature di PSP già ricevute dalla BCE per la fase pilota segnalano un mercato attento, in attesa della certezza normativa che solo il regolamento potrà dare.
Wholesale, mercati tokenizzati e sovranità monetaria
Il confronto in ECON ha collegato l’euro digitale retail a una partita più ampia sui mercati finanziari. Le iniziative BCE Agorà, Appia e Pontes lavorano sulla dimensione wholesale: titoli tokenizzati, strumenti su DLT, pagamenti transfrontalieri di grande valore. Per la BCE la moneta di banca centrale garantisce certezza del regolamento, neutralità dell’infrastruttura e sovranità monetaria europea su mercati che altrimenti poggierebbero su stablecoin e depositi tokenizzati privati.
Dal voto di giugno al debutto nel 2029
Con il regolamento adottato entro fine 2026, la BCE punta ad avviare una fase pilota nella seconda metà del 2027 con banche e PSP selezionati. Il 2028 servirà per affinare sicurezza e interoperabilità. La prima emissione è attesa nel 2029, subordinata a una decisione positiva del Consiglio direttivo della BCE. Il voto del 23 giugno fissa la direzione e i tempi di tutto il percorso.