Nando Ottavi è l’emblema del self-made man italiano, un ex operaio marchigiano capace di trasformare un’azienda locale in uno dei leader mondiali nella produzione di macchine da caffè. Partito dal basso, con un’infanzia segnata dai sacrifici, sa sua audacia lo ha portato a compiere un passo impensabile per molti: indebitarsi fino al collo per rilevare la stessa fabbrica in cui lavorava, portandola in cinquant’anni a dominare il mercato globale del settore.
La video intervista a Nando Ottavi
L’intervista realizzata dal canale YouTube “Chapeau” ci porta direttamente nel cuore pulsante dell’azienda, nelle Marche, per ripercorrere i traguardi e le sfide di questo straordinario percorso imprenditoriale. Attraverso le parole di Ottavi, scopriamo non solo i segreti produttivi e le strategie commerciali che hanno reso celebri i marchi Nuova Simonelli, Victoria Arduino e Tritemp (oggi nota anche come Freeemp), ma anche la profonda umanità di un leader che, a quasi 80 anni, vive ancora la fabbrica con la stessa instancabile dedizione del primo giorno.
I primi passi e l’acquisizione della Fabbrica
Nel 1961 l’allora sedicenne Nando inizia a lavorare per Orlando Simonelli, prima come apprendista e poi come operaio. A cavallo tra il 1969 e il 1970, l’ingresso di nuovi investitori rischia di allontanare la produzione dal territorio originario. Per salvare il lavoro dei dipendenti e spinto dalla voglia di fare di più, Ottavi e i suoi soci propongono prima una divisione dei ruoli e poi, nel 1972, compiono il grande salto acquisendo l’intero pacchetto dell’azienda. L’operazione li porta a contrarre un debito di 30-35 milioni di lire, aprendo un periodo di notti insonni ma garantendo costantemente lo stipendio a tutti i dipendenti.
La conquista dei mercati esteri e il modello di servizio
A differenza dei grandi colossi italiani degli anni ’70 che puntavano quasi esclusivamente al mercato interno, Ottavi intuisce subito l’importanza di guardare all’estero. Già nel 1974 l’azienda riesce a consegnare le prime 24 macchine negli Stati Uniti, grazie a una strategia di contatti internazionali e all’innovazione del design presentata in fiera a Milano. Un’intuizione vincente è stata quella di non limitarsi a vendere l’hardware ma di offrire un vero e proprio servizio: l’azienda ha iniziato a inviare ingegneri e tecnici in tutto il mondo per assistere le macchine e per insegnare ai baristi locali, abituati a bere tè, come preparare un perfetto espresso o cappuccino. Oggi il gruppo vanta filiali in paesi chiave come Cina, Australia, Singapore, Dubai, Francia e Inghilterra.
L’innovazione tecnologica e il successo commerciale
Il grande balzo verso l’alto è stato spinto dall’innovazione dei prodotti. La macchina “Aurelia“, lanciata nel 2003-2004, viene selezionata per i campionati mondiali dei baristi grazie alla sua ineguagliabile stabilità termica, divenendo in seguito la scelta ufficiale per i McCafé di McDonald’s. Contemporaneamente, l’introduzione del modello “Appia” (o macchina del presidente) permette di intercettare con successo la fascia media del mercato senza mai cedere a compromessi eccessivi sul prezzo, facendo schizzare la produzione fino a 40.000 macchine annue e diventando popolarissima in Asia. Nello stabilimento di Macerata, la qualità viene garantita da un rigido processo di assemblaggio guidato da chip e test rigorosi su tenuta idraulica ed elettrica, che mantengono la difettosità di mercato a livelli minimi.
Le acquisizioni: Victoria Arduino e Freeemp
La crescita di Nuova Simonelli passa anche attraverso mirate acquisizioni strategiche. Nel 2001, Ottavi rileva per 7-800 milioni di lire lo storico marchio Victoria Arduino (nato nel 1905), che all’epoca era di fatto in chiusura e aveva perso la rete commerciale. Rilanciato nella fascia alta, oggi questo marchio rappresenta il 30-35% del fatturato del gruppo. Recentemente, i grandi margini generati dall’azienda hanno permesso di acquisire anche il brand Freeemp per 5 milioni di euro, noto per le macchine destinate al caffè filtrato.
Il Legame con il territorio
Con un fatturato che per la holding OMT si avvicina ai 200 milioni di euro e un volume di esportazioni dirette in oltre 130 paesi, il gruppo copre circa il 10% del mercato globale. Nonostante le continue offerte da parte di fondi di investimento internazionali, con moltiplicatori che hanno superato di 20 volte il capitale netto, Ottavi ha sempre rifiutato di vendere. La motivazione principale è il radicato legame con il territorio marchigiano e con i lavoratori, considerati dall’azienda come una seconda famiglia. Anche di fronte alle crisi più nere, come il terremoto del 2016 (che ha reso inagibile uno stabilimento costringendo a una ricostruzione autofinanziata) o la pandemia di Covid-19, l’azienda ha dimostrato grandissima solidità non facendo mai ricorso alla cassa integrazione.
I consigli per i futuri imprenditori
Alla soglia degli 80 anni, Nando Ottavi va in azienda ogni giorno, portando la sua esperienza alle nuove generazioni di dirigenti. Ai giovani che vogliono fare impresa oggi ricorda che, sebbene ci sia forse più burocrazia rispetto al passato, ci sono anche molta più istruzione e innumerevoli possibilità. Attraverso un incubatore locale per startup supportato dalla stessa azienda, Ottavi consiglia di non farsi frenare dalle difficoltà, ma di armarsi di entusiasmo, determinazione e soprattutto di ottimismo: una dote imprescindibile per chiunque voglia abbracciare il percorso imprenditoriale.