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Commercio estero: l’Italia dice no al libero scambio

di Noemi Ricci

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L’Italia dice no al Trattato di libero scambio con il Canada, e si prepara a chiedere al Parlamento di non ratificare il Ceta: i rischi per l'export del Made in Italy.

Come previsto dall’ormai noto contratto di Governo Lega-M5S, l’Italia si prepara a chiedere il blocco degli accordi bilaterali che stanno progressivamente sostituendo il multilateralismo. Ad annunciarlo è stato il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, dichiarando l’intenzione del Governo di chiedere al Parlamento di non ratificare il trattato commerciale tra UE e Canada e gli altri simili al (Ceta) entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre scorso e ora in attesa di essere ratificato da tutti gli Stati membri UE.

Ceta: cos’è

L’accordo economico e commerciale globale (Ceta) è un accordo commerciale concluso tra l’UE e il Canada – un grande mercato per le esportazioni europee e un Paese ricco di risorse naturali utili all’Europa – con l’obiettivo di stimolare gli scambi, creare posti di lavoro e favorire la crescita e nuove opportunità per le imprese.

Secondo le previsioni dell’UE, il Ceta:

  • eliminerà i dazi doganali;
  • contribuirà a rendere le imprese europee più competitive in Canada;
  • renderà più facile per le imprese dell’UE partecipare agli appalti pubblici in Canada;
  • aprirà il mercato canadese dei servizi alle imprese dell’UE;
  • aprirà mercati per le esportazioni europee di prodotti alimentari e bevande;
  • proteggerà i prodotti alimentari e le bevande tradizionali europei (le cosiddette indicazioni geografiche) dalla contraffazione;
  • ridurrà i costi per gli esportatori dell’UE, ma senza compromettere le norme;
  • gioverà alle piccole e medie imprese dell’UE;
  • produrrà vantaggi per i consumatori;
  • renderà più facile per i cittadini dell’UE lavorare in Canada;
  • consentirà il reciproco riconoscimento di alcune qualifiche;
  • creerà condizioni prevedibili per gli investitori sia dell’UE che del Canada;
  • renderà più facile per le imprese europee investire in Canada;
  • aiuterà le industrie creative, gli innovatori e gli artisti europei;
  • tutelerà i diritti dei lavoratori e l’ambiente.

Ceta: le ragioni dei NO

Secondo Centinaio in Parlamento, ma anche in Europa, ci sarebbe un’ampia maggioranza contraria al Trattato di libero scambio con il Canada (Ceta):

Non si tratta solo di una posizione dei sovranisti della Lega ma i dubbi su questo accordo sono comuni a tanti miei colleghi europei, perché tutela solo una piccola parte dei nostri prodotti Dop e Igp.

Per ora il Ceta è stato ratificato solo in Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Malta, Spagna, Portogallo, Croazia, Repubblica Ceca, Austria e Finlandia.

Made in Italy penalizzato

Per il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, quella del Governo italiano è iniziativa corretta:

La decisione di non ratificare il Ceta è una scelta giusta di fronte ad un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia. Per l’Italia l’opposizione è giustificata dal fatto che con il Ceta per la prima volta nella storia l’Unione europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina, dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.

Dall’altra parte però l’opposizione ai trattati internazionali riuscita di compromettere l’export dei prodotti dop ed IGP italiani. Diviene quindi necessario bilanciate bene tra rischi e nuove opportunità per il Made in Italy.