Il riordino degli incentivi alle imprese ha il via libera definitivo. Il Governo ha approvato il decreto che rivede il sistema delle agevolazioni di competenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, concentrando molte misure nel Fondo per la crescita sostenibile. È il secondo decreto attuativo della legge delega, dopo quello sul Codice degli incentivi.
I punti chiave del provvedimento:
- approvato in via definitiva il decreto legislativo di revisione del sistema degli incentivi alle imprese, in attuazione della legge delega 27 ottobre 2023, n. 160 (Consiglio dei ministri del 22 giugno 2026);
- è il secondo decreto attuativo della delega e affianca il Codice degli incentivi, in vigore dal 1° gennaio 2026;
- il riordino concentra gli strumenti del Ministero su Fondo crescita sostenibile, Fondo di garanzia PMI, Fondo nazionale per l’innovazione, Nuova Sabatini e aerospazio;
- le misure MIMIT si riducono, con circa venti strumenti abrogati e risorse trasferite;
- le domande già avviate seguono la disciplina precedente fino alla chiusura del procedimento, mentre i decreti attuativi sul Fondo sono attesi entro 180 giorni dall’entrata in vigore.
Riordino e abrogazione incentivi MIMIT
Il decreto legislativo di revisione del sistema degli incentivi alle imprese di competenza MIMIT interviene sulla mappa degli strumenti agevolativi dopo l’entrata in vigore del Codice degli incentivi, che ha già fissato regole comuni, bando tipo, definizioni e principi di accesso.
La riforma rientra tra gli impegni del PNRR assunti con la Commissione europea e il suo completamento è atteso con la prossima Legge di Bilancio 2027.
Cinque strumenti per i contributi dal Ministero
Gli incentivi di competenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sono stati razionalizzati attorno a un numero ridotto di strumenti, per ridurre la frammentazione normativa.
Non è tanto una cancellazione quanto una concentrazione dell’offerta: a regime, le misure gestite dalla Direzione incentivi passano da 33 a una decina, con circa venti strumenti abrogati le cui risorse confluiscono nel Fondo per la crescita sostenibile.
| Strumento | Riordino |
|---|---|
| Fondo crescita sostenibile | contenitore centrale, assorbe e organizza più linee di intervento |
| Fondo di garanzia PMI | conserva autonomia e sostiene l’accesso al credito |
| Fondo nazionale innovazione | conserva autonomia su venture capital e imprese innovative |
| Nuova Sabatini | mantiene la funzione sui beni strumentali |
| Aerospazio | disciplina distinta per la filiera ad alta specializzazione |
Il Fondo crescita sostenibile assorbe le risorse
Il Fondo per la crescita sostenibile diventa il principale veicolo della riforma. Il decreto lo articola in sezioni dedicate a ricerca, sviluppo e innovazione, start up d’impresa, investimenti produttivi per la transizione verde e digitale, accesso al credito e mercato dei capitali. L’architettura sposta molte misure da una logica di interventi separati a una logica di bandi tematici e discipline quadro.
Per le imprese il vantaggio atteso è una maggiore leggibilità dell’offerta pubblica; il rischio è che strumenti troppo ampi rendano meno immediato capire quali requisiti, spese e progetti siano finanziabili.
Domande e regole transitorie
Le domande di incentivo già avviate alla data di entrata in vigore del decreto seguono la disciplina precedente fino alla chiusura del procedimento. La clausola transitoria protegge le pratiche in corso da modifiche durante istruttoria, concessione o recupero delle agevolazioni.
Il riordino produce effetti sulle nuove misure solo dopo l’entrata in vigore e l’adozione delle discipline attuative: per le richieste future il banco di prova saranno i decreti ministeriali sul Fondo per la crescita sostenibile, attesi entro 180 giorni.
Microimprese e PMI alla prova dei bandi futuri
Per microimprese e PMI il risultato dipenderà dalla chiarezza dei bandi attuativi. Strumenti più concentrati funzionano solo se indicano con nettezza beneficiari, spese ammissibili, criteri di valutazione, tempi e documenti richiesti.
La questione tocca soprattutto le imprese con minore capacità amministrativa, che spesso accedono agli aiuti tramite consulenti, associazioni o sportelli territoriali: la riduzione della frammentazione sarà utile solo se renderà più semplice riconoscere il bando giusto e presentare una domanda completa.