Lo smart working ha contribuito ad aumentare la partecipazione al mondo del lavoro e ha avuto un impatto particolarmente positivo sull’occupazione femminile e nelle regioni meridionali.
Lo evidenzia uno studio della Banca d’Italia dedicato a “Work from home, labour market participation and employment“, degli economisti Riccardo Crescenzi, Davide Dottori e Davide Rigo.
Smart working: impatto per fasce di età
Il lavoro agile, inutile sottolinearlo, è stato sperimentato massicciamente nel 2020 e nel 2021, anni della pandemia, ed è poi stato praticato anche successivamente da molte aziende, pur con intensità e caratteristiche differenti.
Lo studio evidenzia come in generale questo abbia determinato un innalzamento delle due variabili considerate, ovvero la partecipazione al mondo del lavoro e il tasso di occupazione. Ci sono poi una serie di evidenze che riguardano specifiche tipologie di lavoratori e determinate aree geografiche. In generale, emerge come il ricorso allo smart working abbia un impatto sulla partecipazione al mercato del lavoro più positivo nelle fasce di età maggiormente coinvolte nella cura dei figli: i lavoratori fra i 25 e i 49 anni lavorano da casa più frequentemente dei colleghi fra i 15 e i 64 anni.
Traino per l’occupazione femminile
All’interno di entrambi questi gruppi anagrafici emerge un impatto particolarmente positivo sul lavoro femminile, che è comunque più evidente nella fascia fra i 25 e i 49 anni. La conclusione è che lo smart working contribuisce a favorire un miglior equilibrio fra lavoro e vita privata.
Lavoro agile strategico nel Sud
I risultati relativi all’impatto sul Mezzogiorno sono consequenziali rispetto a queste evidenze. Nel Sud Italia sono meno sviluppati i servizi per l’infanzia ed è più basso che nelle altre aree del Paese il tasso di occupazione femminile. Lo smart working in queste regioni supplisce alla carenza di servizi per la famiglia, e ha quindi un impatto maggiormente positivo sull’attività lavorativa e sul tasso di occupazione.
Attenzione: non perché sia più diffuso che altrove, anzi nelle Regioni settentrionali è più ampio il ricorso al lavoro da casa. Ma nel Sud ha un effetto maggiormente rilevante sul mercato del lavoro. E l’impatto risulta più evidente nelle zone meno densamente popolate e conseguentemente con un più complicato accesso ai servizi di supporto.
«Un’altra possibile interpretazione coerente con questa evidenza – si legge nello studio – è che il lavoro da casa possa rappresentare un’opportunità per le aree meno densamente popolate, dove gli individui potrebbero essere scoraggiati dall’entrare nel mercato del lavoro a causa del costo in termini di tempo e denaro degli spostamenti su lunghe distanze (o del costo del trasferimento in una città più costosa) o dei vincoli familiari».
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L’impatto dello smart working sull’occupazione
In conclusione, lo smart working oltre ad agire come leva di benessere lavorativo stimola la partecipazione al mercato del lavoro con un effetto positivo particolarmente rilevante per e seguenti categorie e aree geografiche:
- lavoratrici donne;
- fascia di età fra i 25 e i 49 anni:
- aree in cui sono meno presenti servizi di assistenza alla prima infanzia;
- Regioni del Sud;
- aree meno densamente popolate.