Nuovo scivolo pensione: platea e utilizzo

di Barbara Weisz

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Nell'ambito di contratti di espansione di aziende con oltre mille dipendenti: requisiti per i dipendenti e regole per l'uscita anticipata fino a cinque anni, con assegno fino alla pensione e ricalcolo pieno.

E’ una nuova possibilità di pensione anticipata per i lavoratori con 62 anni anni e sei mesi entro fine 2020, oppure 37 anni e 10 mesi di contributi entro il 30 settembre 2020: si tratta dello scivolo per la pensione previsto nell’ambito dei contratti di espansione, che consentono di attivare piani di esodo nei confronti di lavoratori a cui manchino al massimo 60 mesi (quindi cinque anni) per maturare la pensione di vecchiaia oppure la pensione anticipata.

Il contratto di espansione, lo ricordiamo, è utilizzabile solo dalle aziende con più di mille dipendenti, e solo nell’ambito di piani di digitalizzazione che prevedono anche assunzioni e interventi di formazione e riqualificazione del personale. Fatta questa premessa, continuiamo ad approfondire il nuovo strumento di pensione anticipata.

=> In pensione 5 anni prima: il nuovo scivolo

Quando si può applicare

Sulla platea dei beneficiari c’è subito una prima precisazione: lo scivolo non si può utilizzare per raggiungere formule di pensione agevolata, come la Quota 100 o l’Opzione Donna. E’ esplicitamente previsto, infatti, che si applichi ai lavoratori a cui mancano non oltre cinque anni alla pensione di vecchiaia (avendo il requisito contributivo dei 20 anni) oppure a quella anticipata.

Facendo i calcoli, questo significa che possono accedere coloro che avranno 62 anni e sei mesi di età e almeno 20 anni di contributi al 3 dicembre 2020 (che saranno a 5 anni dai 67 anni e 6 mesi della pensione di vecchiaia 2025), oppure 37 anni e dieci mesi di contributi al 30 settembre 2020 (cinque anni ai 42 anni e dieci mesi per la pensione anticipata, considerando il blocco delle aspettative di vita fino al 2026, e i tre mesi di finestra mobile prevista dal dl 4/2019).

Come funziona

La circolare attuativa 16/2019  dedicata un capitolo all’uscita anticipata, dettagliandone la procedura.

Il lavoratore, ha diritto a un assegno pari alla pensione maturata nel momento in cui si ritira, fino a quando non raggiunge il diritto definitivo alla pensione di vecchiaia piena. Nel caso in cui la pensione più vicina (alla quale mancano meno di cinque anni), sia quella anticipata, il costo per l’azienda è più alto, perché deve pagare anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo coperto da contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro.

E’ necessaria l’adesione scritta del lavoratore all’accordo. C’è una clausola anti-esodati, in base alla quale il diritto a pensione di coloro che aderiscono allo scivolo non può essere modificato da novità in materia di riforme pensionistiche.

Le eventuali e successive norme e riforme pensionistiche non potranno in alcun caso modificare i requisiti per conseguire il diritto all’accesso certificato al momento dell’adesione alla procedura di prepensionamento.