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Quota 100: la congiuntura frena le assunzioni

di Barbara Weisz

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La scarsa crescita economica ostacola il turnover tra chi va in pensione con Quota 100 e nuovi assunti: tasso di sostituzione stimato al 10%.

La congiuntura economica debole, il trend delle assunzioni nelle aziende, la digitalizzazione che impone nuovi modelli di lavoro e nuove competenze: sono tutti elementi che remano contro il turnover, ovvero il ricambio generazionale attraverso nuove assunzioni a fronte del grande numero di pensionamenti che si prevedono nel 2019 con la quota 100.

Ne è convinto Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, secondo il quale il tasso di sostituzione potrebbe limitarsi al 10%. Un’analisi diversa da quella proposta dai Consulenti del Lavoro, secondo i quali nel privato il tasso di sostituzione sarà intorno al 60%.

«La maggior parte dei circa 53mila lavoratori dipendenti del settore privato che al 21 marzo hanno presentato domanda per quota 100 daranno luogo a pochissimi posti di lavoro per i giovani, forse meno di un 10%», scrive Brambilla sul Corriere della Sera.

Le argomentazioni a sostegno di questa ipotesi: i flussi mensili di nuove assunzioni e nuove dismissioni di personale «stanno mostrando un segno negativo», il ciclo economico è più negativo del previsto («l’incremento 2019 del PIL sarà forse inferiore allo 0,4% e la produzione industriale è in una fase di forte calo e difficilmente migliorerà nel secondo semestre del 2019»).

Si presenta quindi uno scenario in base al quale le imprese potrebbero reagire cercando di liberarsi «di quanti più lavoratori possono, soprattutto tra coloro che sono difficilmente reinseribili nel nuovo ciclo di produzione perché hanno professionalità obsolete oppure tra le fasce deboli».

Il tutto, con l’aggravante che la quota 100 viene pagata dallo Stato (pensione), mentre Brambilla sarebbe stato più favorevole a un intervento dei fondi bilaterali (finanziati dalle imprese).

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Le stime più ottimistiche non hanno preso in considerazione congiuntura e andamento del mercato del lavoro ma hanno semplicemente accostato numero di pensionati quota 100 e percentuale storica di turnover nelle imprese. Si tratta, quindi, di un calcolo del tutto ipotetico, quella di Brambilla è un’analisi di scenario.

Più simili le due analisi sul fronte del lavoro autonomo: i Consulenti stimano un turnover del 20%, favorevole al ricambio generazionale (attività lasciata ai figli); Brambilla ipotizza un andamento simile inserendo però un elemento di riflessione sul rischiofurbetti“: intestazione dell’attività a un familiare per proseguire a lavorare in ombra (la legge vieta a chi percepisce la quota 100 di lavorare, se non con attività occasionali fino a 5mila euro annui lordi).