Per le donne accedere alla pensione anticipata è spesso un percorso in salita, tanto che, sebbene il numero delle pensionate superi quello dei pensionati, le differenze sono evidenti sugli importi erogati. Il divario è alimentato dalla maggiore difficoltà femminile nel maturare i requisiti per il pensionamento anticipato. Una difficoltà che si rispecchia nei dati sul divario retributivo e pensionistico di genere fotografati dall’INPS.
Formule di pensione per donne nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025 n. 199) ridisegna in modo netto il perimetro della flessibilità in uscita: Quota 103 e Opzione Donna non vengono prorogate per nuove maturazioni, mentre l’APE Sociale viene confermata. Chi aveva già maturato i requisiti nei termini previsti mantiene il diritto acquisito e può presentare domanda anche nel corso del 2026, secondo quanto chiarito dall’INPS con la circolare n. 19 del 25 febbraio 2026.
Opzioni per le lavoratrici
- Pensione anticipata ordinaria: nel 2026 richiede 41 anni e 10 mesi di contributi, senza vincoli anagrafici; è prevista una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione del diritto. Si tratta della via principale per chi ha una carriera contributiva lunga e continua.
- APE Sociale: richiede 63 anni e 5 mesi di età e un’anzianità variabile tra 30 e 36 anni di contributi a seconda della categoria di appartenenza (disoccupati, invalidi civili, caregiver, addetti a lavori gravosi). Per le madri è prevista la riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni. Non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. Le domande vanno presentate entro il 30 novembre 2026.
- Quota 103: non prorogata per nuove maturazioni. Accedono esclusivamente le lavoratrici che avevano già perfezionato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 — 62 anni di età e 41 anni di contributi — con calcolo interamente contributivo dell’assegno, tetto massimo pari a quattro volte il minimo INPS fino alla pensione di vecchiaia e finestre di 7 mesi (dipendenti privati) o 9 mesi (dipendenti pubblici).
- Opzione Donna: non prorogata per nuove maturazioni. Accedono esclusivamente le lavoratrici che avevano maturato entro il 31 dicembre 2024 un’età pari a 61 anni e 35 anni di contributi (60 anni con un figlio, 59 anni con due o più figli), a condizione di rientrare in una delle tre categorie ammesse: caregiver che assistono da almeno 6 mesi un familiare con handicap grave ai sensi dell’art. 3 co. 3 L. 104/1992; invalide civili con percentuale pari almeno al 74%; dipendenti di aziende con tavoli di crisi aperti presso il Ministero del Lavoro. La pensione viene ricalcolata integralmente con il metodo contributivo.
- Pensione anticipata contributiva a 64 anni: riservata alle lavoratrici con primo accredito contributivo successivo al 1° gennaio 1996 e almeno 20 anni di contributi. L’importo dell’assegno maturato deve essere pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale INPS, soglia che scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per le donne con due o più figli.
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Divario pensionistico strutturale
Sebbene il numero delle pensionate superi quello dei pensionati (7,9 milioni contro 7,3 milioni), gli uomini ricevono la quota prevalente dei trattamenti previdenziali di anzianità e anticipata. La sola eccezione è il pubblico impiego, dove la presenza femminile più elevata inverte il rapporto.
Il divario non è congiunturale: nasce da carriere più discontinue, retribuzioni più basse e una maggiore difficoltà nel maturare i requisiti contributivi richiesti dalle formule di uscita anticipata. Con la mancata proroga di Opzione Donna e Quota 103, nel 2026 questo squilibrio rischia di accentuarsi ulteriormente per la platea delle lavoratrici che non avevano ancora cristallizzato il diritto.