NFC, come cambierà la vita di aziende e consumatori

di Alessandro Longo

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Entro fine 2013 si consolideranno in Italia i pagamenti mobili tramite cellulare NFC, grazie al moltiplicarsi delle offerte di banche e operatori: ecco il quadro delle applicazioni già disponibili e delle opportunità per le aziende più innovative.

Entro fine anno sarà possibile pagare con cellulari NFC con tutte le banche e gli operatori mobili in 170mila negozi. Non solo. Sugli stessi oggetti le aziende potranno mettere badge, buoni pasto, portafogli virtuali per l’accesso alla macchina del caffè e altri servizi interni.

È possibile arrivare a questa previsione se mettiamo insieme varie novità: i servizi di pagamento NFC lanciati in sordina da qualche settimana; gli annunci degli operatori e delle banche; uno studio pubblicato di recente dagli osservatori ICT del Politecnico di Milano.

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Sì, probabilmente molti lettori non se ne saranno accorti, ma già possiamo pagare con NFC, anche in Italia.

Da dicembre Poste offre servizi NFC, con speciali SIM richiedibili per ora solo in cinque uffici postali di Milano e provincia. Nella SIM NFC è integrata una carta prepagata Postepay NewGift, per pagare nei negozi con POS contactless tramite app dell’operatore.

Da metà febbraio, c’è TIM Wallet, un servizio Telecom Italia basato su una speciale SIM TIM, app Android e smartphone NFC. L’utente carica su SIM i dati della carta di credito, per pagare nei negozi. Per ora supporta solo la prepagata di Intesa San Paolo (Visa), ma l’obiettivo è inserire quante più carte possibili, di varie banche, nella seconda metà del 2013. Il servizio è attivabile per ora solo a Milano (in negozi TIM e filiali Intesa San Paolo), “in estate apriremo ad altre due città ed entro fine anno faremo il lancio massivo”, spiegano da Telecom.

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Insomma, al momento ci sono troppi limiti: bisogna essere di una certa città, avere un certo operatore, una certa banca e un certo circuito (Mastercard e Visa). Ma banche e operatori stanno facendo accordi incrociati per colmare queste lacune e quindi completare il puzzle dell’Nfc. Lo dichiarano Telecom Italia e Intesa San Paolo a PMI.it.

Ma è evidente anche da alcuni annunci. Prendiamo per esempio Vodafone Smart Pass NFC: è una carta di pagamento fisica, di Vodafone in collaborazione con CartaSì e Sia, e da quest’autunno potrà anche essere anche integrata in cellulari NFC con SIM di questo operatore (per ora è solo un progetto pilota).

Al lancio, inoltre, supporterà anche altre carte, a partire da quelle di Intesa San Paolo e BNL. La prima è in accordi anche con Wind. La seconda anche con 3 Italia.

L’utente che deve fare? Oltre che un cellulare NFC, deve prendere una SIM speciale, che custodirà i suoi dati personali (della carta di credito in primis) e poi deve attivare il servizio presso l’operatore o una banca supportata. Per gestire il pagamento e altri servizi correlati potrà scegliere se installare l’app della banca (come Move and Pay di Intesa San Paolo o Youpass BNL) o quella dell’operatore. O entrambe: nulla lo vieta.

Mentre con Google Wallet negli Usa – il servizio di pagamento NFC più famoso – i dati dell’utente sono ospitati in un secure element del cellulare – e più di recente nella Cloud di Google (leggi di più) – in Italia operatori e banche si sono accordati in questo modo, dividendosi i ruoli: i primi gestiscono i dati su SIM, le seconde si occupano del sistema di pagamento. Sull’interfaccia del servizio (cioè l’app) non c’è invece esclusività.

Dove può pagare l’utente italiano? In qualsiasi negozio dotato di POS contactless. Ce ne saranno 170mila a dicembre 2013, quando diventeranno 6 milioni i cellulari NFC in circolazione, secondo il Politecnico.

In vista del probabile boom dei cellulari per pagare via Mobile, i negozi farebbero bene a prendere già in considerazione di passare al contactless. Soprattutto quelli in cui c’è una certa ressa alle casse.

Ma non solo. Il numero e la gamma di aziende interessate dall’NFC si ampia. L’utente vedrà sull’app un portafoglio virtuale con le carte di credito e altri documenti o codici di accesso.

TIM Wallet – a quanto dichiara Telecom- in futuro integrerà anche biglietti del trasporto pubblico, badge aziendali, chiavi elettroniche dell’albergo, coupon, carte fedeltà di supermercati, hotel, compagnie aeree.

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I coupon possono essere sconti ma anche buoni pasto. Com’è noto, tutto il settore buoni pasto sta lavorando da tempo per la dematerializzazione, l’abbandono della carta e l’adozione della forma elettronica. Il passo successivo è appunto l’integrazione del buono pasto nella SIM o in una applicazione.

Lo fa Day Ristoservice: con un’app permette di controllare i propri buoni pasto, vedere (con mappa geolocalizzata) quali sono i ristoranti che li accettano, ricevere messaggi di servizio. Sull’app è presente il buono pasto Day, che può essere letto dall’esercente via QRcode o NFC. Si appoggia a una SIM dell’operatore o a una microSD.
Al momento è un progetto pilota a Roma, con Wind, ma mira a un’ampia diffusione nel 2013.

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Tra le proposte tecnologiche c’è invece Myworkspace, di Univerce: piattaforma creata con partner nella ristorazione, dei buoni basto e nelle tecnologie dei controlli d’accesso (Elio, N&W, Qui Group, Zucchetti). Uno scenario che ne viene abilitato: l’utente entra in azienda con il cellulare NFC che contiene il badge. All’ingresso, riceve in automatico sul cellulare messaggi e buoni pasto dall’azienda. Lo usa anche per pagare alla macchina del caffè. Può utilizzare i buoni pasto, sempre via NFC , nei locali dotati di un POS contactless.

Ovviamente il tutto diventa possibile solo se le aziende adottano questa piattaforma. Può essere cosa utile per tagliare i costi di alcune operazioni (la distribuzione dei buoni pasto, per esempio), ma anche per migliorare le comunicazioni interne. Quando il dipendente entra appoggiando il cellulare NFC a mo’ di badge, infatti, qui può ricevere anche un messaggio dell’azienda (per esempio con le riunioni del giorno). Ma può essere anche un modo per accertarsi che il dipendente abbia installato l’ultima patch o versione di sistema mobile: la sicurezza ai tempi del BYOD (bring your own device) è una sfida, com’è noto.

Sono certo tutte applicazioni che entreranno nell’orizzonte delle scelte delle aziende più innovative, nei prossimi mesi, man mano che i cellulari NFC diventeranno comuni tra le mani di dipendenti e consumatori.
Val la pena monitorarle già da adesso.

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