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Mobile payment: servizio a valore aggiunto per privati e aziende

di Alessandra Gualtieri

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Prosegue l'impegno di imprese e operatori per trasformare la tecnologia mobile in strumento di business. Obiettivo, rendere le transazioni più sicure e interoperabili

Le transazioni su terminale mobile sono in aumento, grazie a tecnologie abilitanti sempre più avanzazte e agli accordi di partnership fra gestori, operatori e istituti finanziari. Presupposti essenziali, che consentono di scegliere il mobile payment, remoto o di prossimità, a condizioni di utilizzo vantaggiose e con modalità di accesso intuitive e funzionali.

Secondo un recente rapporto Juniper sui Mobile Payments, nei prossimi quattro anni il mercato dei micropagamenti in mobilità raggiungerà volumi davvero ragguardevoli: oltre 200 milioni di utenti stimati in tutto il mondo per un ammontare complessivo di 22 miliardi di dollari di transazioni. Un settore altamente dinamico, che già oggi sta beneficiando dell’incremento delle operazioni P2P da remoto basate su SMS.

Oltre alla tecnologia saranno anche la maggior fiducia e familiarità a dare una svolta al mobile payment, fino ad oggi guardato quasi con sospetto o considerato di nicchia ma che nei prossimi anni potrebbe essere adottato non soltanto da molti utenti privati ma anche da aziende e PMI.

«Ci stiamo avviando verso l’era dell’mCommerce, in cui telefonino e reti mobili offrono un potenziale senza precedenti», sostiene Alan Goode, autore del rapporto, secondo cui, pertanto «ci sono segnali positivi che giungono dall’industria e che fanno ben sperare in un incremento dei ricavi per tutti i player di questo ecosistema».

L’ottimismo per il futuro successo degli mPayments traspare anche quando Goode evidenzia le stime sui progressi nell’adozione del servizio, che si tradurrà già nel corso del 2008 in oltre 175 milioni di transazioni l’anno.

Il vero decollo avverrà intorno al 2009, quando si consolideranno i sistemi mPayment di prossimità basati sulle due tecnologie NFC (Near Field Communications) e FeliCa. In particolare quest’ultima, messa a punto da Sony e distribuita sul mercato dall’operatore nipponico NTT DoCoMo, è già utilizzata da circa 10 milioni di utenti per microtransazioni presso compagnie aeree e ferroviarie, negozi o punti di ristoro con volumi superiori del 25% rispetto alle analoghe operazioni di acquisto effettuate con carte di credito o contanti.

Come dare torto a chi vi intravede un grande business tutto da sfruttare? O quanto meno uno strumento in mobilità di estrema utilità. Una volta a regime, infatti, i chip contactless Felica promettono ampi consumi di massa anche in Occidente: secondo le stime, nel 2010 questa nuova tecnologia abiliterà all’mPayment circa 52 milioni di nuovi utenti in tutto il mondo: se a gidare i consumi sarà ancora il Giappone con una qota del 32%, l’Europa si farà strada coi suoi 87 milioni di utenti complessivi (15%).

E se dall’Oriente si attende l’arrivo di Felica, sui mercati occidentali ha già fatto la sua comparsa la concorrente Near Field Communication (Sony-Philips), tecnologia di comunicazione a corto raggio per transazioni via terminale mobile in modalità touch-based, ossia a breve distanza con altro dispositivo elettronico (POS che integrano lettore Rfid NFC, ma anche scanner, stampanti e perfino cartelloni pubblicitari interattivi). Si tratta di una via di mezzo fra la tecnologia contactless smart card Mifare di Philips e quella Felica di Sony, che apre le porte non soltanto ad un più ampio e articolato utilizzo dei pagamenti col cellulare ma anche ad un innovativo approccio di comunicazione e marketing.

Un prototipo di cellulare con chip NFC integrato è stato presentato nel 2006 al CES di Las Vegas: il 6136 della Nokia, che insieme a Visa ha siglato un’alleanza a due per abilitare ai pagamenti mobili via POS con lettura wireless della smartcard interna al telefonino.

Introdotta per la prima volta in via sperimentale in Germania per servizi di ticketing su mezzi pubblici, entro la fine del 2008 questa tecnologia dovrebbe fare il suo ingresso su tutti i mercati europei. A decretarne il successo, tuttavia, potrà però essere solo la sua effettiva praticità, che a sua volta non può prescindere da un modello di sviluppo interoperabile, basato cioè su standard comuni.

Un’importante iniziativa fra operatori per la standardizzazione e implementazione della tecnologia NFC è stata già avviata nel 2006: l’NFC Forum, cui partecipano per l’Italia la società di consulenza informatica DS Group, il laboratorio CATTID dell’Università la Sapienza di Roma ed il Consorzio Triveneto provider di servizi interbancari. A confermare la volontà comune di procedere in questa direzione, anche il recente programma Pay-Buy Mobile della GSM Association, cui partecipa anche Telecom Italia accanto a Cingular Wireless, China Mobile, KALL, KTF, MCI, MTN, NTT DoCoMo, Rogers Wireless, Smart Communications, Telenor, TeliaSonera, Turkcell e Vimpelcom.

Obiettivo finale, integrare questa nuova tecnologia wireless nei cellulari e promuoverne la diffusione su larga scala, tanto per applicazioni consumer che business. Il tutto, in massima sicurezza grazie a standard definiti, innovative carte SIM/UICC (Universal Integrated Circuit Card) che comunicano ai lettori i dati utili al pagamento o al riconoscimento, piattaforme per accesso bancario wireless e POS di ultima generazione che garantiscano l’interoperabilità internazionale nella piena tutela dei dati personali contenuti nelle SIM card di privati e aziende.

Anche Motorola si è interessata al progetto, attirata dall’idea di vedere i propri cellulari trasformati in una sorta di carte di credito mobili, offrendo «mobilità senza confini a tutti i clienti», per usare le parole di Alan Wright, Senior Director, Strategic Business Development dell’azienda. Intanto, è ai nastri di partenza un progetto pilota in Corea del Sud (dove sono già 12 milioni i cellulari abilitati) che vede in campo l’operatore KTF e i telefonini LG.

Ma quali sono i principali campi d’applicazione per questo servizio a valore aggiunto? Innanzitutto soluzioni di tipo consumer come prenotazioni, noleggi e acquisti – a distanza o di prossimità interattiva – di ticket (dai mezzi pubblici agli alberghi, dal teatro al cinema), beni e servizi, ma anche operazioni di check-in e transito grazie a lettori di smart chip installati in aeroporto, al cinema o allo stadio.
Tutti servizi che nei Paesi asiatici sono già realtà, come ad esempio in Giappone per 20 milioni di utenti mobili.

Le vere potenzialità, tuttavia, stanno nelle transazioni che interessano l’utilizzo della carta di credito, ed è cui che entra in gioco il reale interesse delle aziende, pronte a sposare una filosofia di pagamento in mobilità che possa essere utilizzata per consumi aziendali e adottata con economie di scala. Di certo, è necessario uno sforzo comune fra operatori, istituzioni finanziarie, compagnie di carte di credito e retailer per dare vita ad un circolo virtuoso che dia fondamenta solide a questo mercato.

Lo conferma anche un whitepaper realizzato da Atos Origin: banche e operatori mobili devono necessariamente cooperare per la buona riuscita di una valida offerta di mPayment, anche perché non c’è altro modo per meglio veicolare gli ingenti investimenti necessari per l’implementazione delle tecnologie e per il marketing del prodotto finale.

«In base a quanto emerso, le opportunità di questo mercato non coinvolgono i soli operatori mobili ma anche i giganti di Internet, le banche e i new entrant», dichiara Cees de Jong, di Atos Origin. Ma agire tempestivamente è importante, «grazie ai progressi tecnologici e alle recenti normative, i tempi sono maturi: i consumatori stanno modificando le proprie attitudini nei confronti delle potenzialità del cellulare e i telefonini, a loro volta, si stanno evolvendo con forti semplificazioni nell’uso delle funzioni».

Secondo le studio, quindi, a breve termine le potenzialità di business dei sistemi di pagamento mobile da remoto sono significative, e non soltanto per gli operatori ma anche per i player del Web, a cui vanno i vantaggi dei segmenti-appendice: ricariche prepagate, bollette digitali, mPOS, transazioni internazionali di fondi tra operatori nell’ambito della catena di valore, ecc. Si confermano più a lungo termine, invece, le prospettive di sviluppo per il mobile payment di prossimità NFC, i cui tempi tecnici per dare i primi risultati in termini di ritorno economico sugli investimenti si aggirano intorno ai due anni.

Fondamentale per il successo finale, l’adeguamento dei modelli di business adottati, che devono garantire agli utenti interoperabilità ma anche usabilità e affidabilità.

Lo dimostra l’ingresso in questo mercato campo di un veterano come PayPal, leader mondiale delle transazioni online: il suo mPayment consente non soltanto lo shopping mobile via sms (trasmettendo il codice del prodotto da acquistare) ma anche di effettuare donazioni o inviare denaro. In sintesi, una tecnologia semplice pensata per applicazioni consumer che già strizzano l’occhio a quelle business. La presenza di un brand così noto e affidabile, oltretutto, dovrebbe fungere da driver per l’intero comparto facendo da apripista per nuovi player.

Certo, la fetta più grossa del mercato rimane nelle mani dei costruttori di cellulari e degli operatori mobili, che potrebbero presto optare per un business model di tipo quintuple play, ossia un’offerta globale di voce, dati, Internet, TV e micro-pagamenti.

Anche le banche hanno dalla loro grosse opportunità: oltre a offrire servizi di telefonia mobile e carte fedeltà e finanziarie in accordo con gli MVNO (operatori mobili virtuali), potrebbero ad esempio proporre pacchetti che includano anche cellulari abilitati al mobile payment.

In sintesi, la sfida è aperta. Al miglior giocatore lo scettro del più forte. E agli utenti non resta che godersi i nuovi servizi.