Business e IPv6: un rapporto controverso

di Redazione PMI.it

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L'ISOC denuncia gli ostacoli della migrazione all'IPv6: fornitori e vendor in cerca di maggiori stimoli di business ed eccellenze IT per sostenere lo "switch-over"

Senza incentivi di business, niente investimenti: questa, in sintesi, la posizione di molti ISP e aziende ICT nei confronti dell’adozione dell’IPv6 oggi a un bivio: da un lato le promesse dal protocollo Internet di prossima generazione, destinato a sostituire l’attuale IPv4 in via di “esaurimento”; dall’altro le opportunità commerciali, che incredibilmente non sembrerebbero adeguate a sostenere gli investimenti necessari ad adeguare le reti.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto ISOC, che ha tracciato il quadro delle dinamiche evolutive in atto intervistando i suoi 90 membri: molti ISP e big dei settori IT, Networking e TLC, ma anche molte aziende di piccole dimensioni, vendor e fornitori.

Per quanto lo spettro dell’esaurimento degli indirizzi IP sia dietro l’angolo, sembra quindi che a sostenere l’adozione dell’IPv6 siano solo gli utenti. Battuta d’arresto in vista?

A scoraggiare ISP e vendor, sembrano essere due le cause principali: primo, a sorpresa, la mancanza di personale qualificato in grado di affrontare i necessari adeguamenti informatici e infrastrutturali; secondo, più comprensibile, i dubbi sulla eventuale incompatibilità con le attuali applicazioni e con i sistemi di gestione di rete al momento adottati.

Se dunque mancano sufficienti stimoli di business per gli operatori di rete, quali conseguenze si potrebbero avere sul processo di implementazione del nuovo protocollo, che dovrebbe portare agli utenti significativi upgrade nell’esperienza Internet, oltre al moltiplicarsi di indirizzi ed estensioni?

Soluzioni alternative come il NAT o il DDNS non possono procrastinare all’infinito una migrazione che sembra inevitabile. Anche perchè tra i sostenitori, secondo quanto emerso dal report, spiccano anche le aziende, ottima “base” per il consumo di servizi web commerciali.

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