Banda larga, una newco per la fibra ottica

di Lorenzo Gennari

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I vertici di Vodafone, Wind e Fastweb sono stati ricevuti dal sottosegretario Letta per discutere dell'ipotesi di un'azienda ad hoc che si occupi di realizzare la rete in fibra ottica di nuova generazione

Si sono riuniti ieri a Palazzo Chigi, nell’ufficio del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, gli amministratori delegati dei principali operatori di telecomunicazioni alternativi a Telecom: Wind, Fastweb, Vodafone.

Sul tavolo delle discussioni c’era la rete di nuova generazione (Ngn) in fibra ottica, obiettivo che sembra essere diventato di primaria importanza soprattutto per le aziende private. Oltreoceano la fibra ottica arriva già nel 16 per cento delle case del continente americano, con più di cinque milioni di utenze servite (telefono, tv e Internet tutto sullo stesso cavo).

L’Italia è indubbiamente indietro e, se si escludono gli ambiti della ricerca, la fibra non arriva a coprire il 10% della popolazione. Ieri però, si è finalmente discusso circa l’ipotesi di creare un’azienda ad hoc che si occupi di realizzare una rete a banda larga di nuova generazione basata, appunto, sulla fibra ottica.

Le aziende coinvolte sono Vodafone, Wind e Fastweb, che hanno già realizzato parte delle infrastrutture necessarie e che potrebbero fonderle insieme in un’unica rete. L’obiettivo è quello di coprire le principali città italiane entro cinque anni spendendo, inizialmente, 2,5 miliardi di euro.

Nel frattempo anche Telecom Italia muove i primi passi nel mondo delle Ngn e sta sperimentando a Roma e a Milano una rete in fibra ottica di tipo FTTB (Fiber To The Building) cioè una rete superveloce che si ferma fino alla base dei palazzi per poi proseguire sulla vecchia infrastruttura in rame.

In realtà, la vera rivoluzione è quella che vuole far arrivare la fibra in ogni appartamento (Fiber To The Home), ma è anche la soluzione più costosa. Gli esperti, che stimano l’investimento tra i 10 e i 15 miliardi di euro per una siffatta Ngn, ritengono quindi necessario l’intervento dello Stato, ed ecco quindi spiegato il motivo dell’incontro di ieri.

Finora, ricorda Maurizio Decina, ordinario di Reti e Comunicazione al Politecnico di Milano, «il governo italiano, a differenza di quello dei principali Paesi europei e mondiali, non ha investito nemmeno un euro in reti Ngn».

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