L’interoperabilità informatica nella telediagnosi

di Mauro Rizzato

scritto il

Si fa presto a parlare di Sanità Digitale: senza sistemi interoperabili e senza una "regia dall'alto" anche le migliori pratiche di informatica sanitaria perdono di efficacia

La digitalizzazione dell’informazione storicamente ha attecchito nelle organizzazioni di grandi dimensioni, laddove le direzioni strategiche hanno percepito un beneficio nell’impiego di sistemi automatici di gestione, specie vista l’entità dei volumi di dati. Tuttavia il successo della gestione digitale si riscontra più facilmente in domini chiusi (PMI, enterprise, corporate) che non in contesti aperti dove si evidenzia la necessità di interoperare tra organizzazioni diverse.

Immaginiamo per un momento se due gruppi bancari con milioni di utenti dovessero mettere in condivisione degli strati bassi dei loro database informativi o addirittura degli strati applicativi. L’assenza di interoperabilità tra i due sistemi porterebbe a dover creare un terzo sistema sul quale migrare i dati, strade alternative risulterebbero impraticabili se non con uno sforzo non giustificato.

La Pubblica Amministrazione trova nell’interoperabilità del dato uno dei maggiori ostacoli per la diffusione trasversale degli applicativi tra gli Enti. Se questo può essere vero per la parte amministrativa, diventa certo per il settore Sanità. In Italia sono censite oltre 650 strutture ospedaliere principali, che insistono su quasi 200 Aziende o Unità Locali, a coprire l’intero territorio italiano attraverso oltre 800 distretti e collegate funzionalmente con quasi 2000 strutture satelliti solo considerando le strutture residenziali e semiresidenziali (case di cura, residenze per anziani, centri privati).

Molto spesso il grado di trasversalità delle applicazioni in Sanità non va oltre il livello aziendale, al di là di alcuni tentativi di creare strati di base di dati condivisi a livello regionale. Altra cosa sono gli invii di dati alle strutture centrali per il monitoraggio della spesa sanitaria e il reporting ministeriale.

In questo contesto frammentato è azzardato parlare di servizi telematici a supporto della medicina se non a livello locale o su piattaforme punto-punto. Esistono prototipi di nicchia che permettono, ad esempio, ad uno specialista italiano di operare in tele-chirurgia dall’altre parte del mondo, manovrando a distanza sistemi robotici di chirurgia. D’altra parte ci sono situazioni in cui non è possibile recuperare digitalmente una cartella clinica da una azienda sanitaria all’altra.