L’interoperabilità informatica nella telediagnosi

di Mauro Rizzato

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Si fa presto a parlare di Sanità Digitale: senza sistemi interoperabili e senza una "regia dall'alto" anche le migliori pratiche di informatica sanitaria perdono di efficacia

La necessità di sistemi interoperabili

Nel mondo dell’informatica sanitaria, tra gli applicativi il cui processo può coinvolgere organizzazioni diverse, e di conseguenza la cui attivazione richiede un’interoperabilità spinta, è importante soffermarci su ciò che oggi esiste nel campo nella telediagnosi. Possiamo citare a titolo esemplificativo alcuni servizi impiegati anche al di fuori del territorio nazionale e le loro declinazioni applicative di tele-consulto.

Con il teleconsulto diagnostico (consulto diretto o II opinion), lo specialista emette il proprio consulto clinico a distanza, condividendo dati e immagini cliniche ed eventualmente chiede una seconda opinione ad un altro specialista su un determinato caso clinico. Con il teleconsulto terapeutico, invece, lo specialista definisce la terapia a distanza in base alla condivisione dei dati clinici e storici del paziente, anche con il supporto di algoritmi esperti. Partendo da questi riferimenti, possiamo citare alcune classi di applicativi il cui utilizzo oramai e consolidato a livello locale:

  • Radiologico: è la possibilità di scambio a distanza di immagini RX, TAC, PET, NMR, Ecografie, Angiografie? corredate da dati anamnestici concordati sulle quali uno specialista in remoto dà il proprio consulto clinico. Alcuni esempi sono il consulto neurochirurgico, la teleradiologia in ambito ortopedico, la teleneuroradiologia per la gestione dell’ICTUS;
  • Diabetico: consulenza remota basata su scambio di dati anamnestici, ematici e immagini del fundus oculi;
  • Ematologico: invio a distanza di risultati ematologici per richiesta di validazione del dato o di consulto per tuning di terapia legata ai valori ematici rilevati;
  • Dermatologico: scambio di immagini/foto dermatologiche e dati anamnestici/ematici per un consulto sulla diagnosi e individuazione della terapia adatta;
  • Cardiologico: consulto da specialista remoto su tracciato cardiologico condiviso telematicamente;
  • Patologico: consulenza di specialista remoto su sessioni di immagini di vetrino al microscopio ottico nel campo della anatomia patologica.

La necessità di avere questi applicativi che consentono lo scambio di dati e immagini a distanza, nasce dall’esigenza di fornire agli ospedali secondari il consulto di specialisti localmente non disponibili (non tutti gli ospedali hanno gli specialisti per ogni area). L’obiettivo è clinico, ma le difficoltà informatiche sono legate all’interoperabilità dei sistemi.

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