Quando il packaging è riutilizzabile

di Rosanna Marchegiani

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Oggi gli imballaggi costituiscono circa il 25-30% del totale dei rifiuti solidi urbani. Una buona ragione per riflettere sul ruolo dell'imballaggio come strumento di protezione del prodotto e di comunicazione e sulla possibilità di adottare un packaging riutilizzabile

Vi ricordate le scatole di latta di una volta, nelle quali venivano venduti i biscotti? Erano decorate con le immagini dell’azienda che li produceva o con quelle di donne in stile Liberty. Una volta finiti i biscotti, la scatola rimaneva lì, per metterci dentro tante piccole cose: le foto ricordo, i bottoni e i fili per i rammendi, le matite colorate, le gomme e così via.

Poi, poco a poco la latta è stata sostituita da carta, cartone e cellophane molto più economici e il mondo in cui tutto si conservava perché poteva tornare utile ha lasciato il posto ad una realtà consumistica dove butti via il superfluo e se serve lo ricompri.

Oggi, ogni volta che consumiamo un prodotto (i famosi biscotti, ma anche il latte, i legumi, la pasta, il caffè, i detersivi e tutto quanto il resto) buttiamo via l’imballaggio di carta, cartone, tetrapak, vetro, plastica, e così, via creando una mole di rifiuti che costituisce il 25 – 30% del totale dei rifiuti solidi urbani. È chiaro, quindi, che sulla società grava un considerevole costo relativo allo smaltimento degli imballaggi. Questo ha portato alla ricerca di soluzioni come l’uso di confezioni biodegradabili, ma anche la possibilità di impiegare un imballaggio riutilizzabile.

Dato che il packaging è un po’ il vestito del prodotto, perché non far indossare ad esso qualcosa che non viene buttato dopo l’uso? L’esempio più noto è senz’altro quello della Nutella che propone la famosa crema di nocciole in bicchieri con sopra disegnati Titty, gatto Silvestro, Snoopy, Bugs Bunny, Wile E. Coyote, i Puffi, tanto da diventare veri e propri oggetti da collezionare.

Ma di esempi c’è ne sono anche altri. Stanley Honey ha proposto un vasetto di miele che può essere riutilizzato come vaso per i fiori, mentre il tappo, realizzato in sughero, può essere usato come sottovaso. Qui, l’idea del riuso si collega con quella di dare una mano nella produzione del miele. Le api, infatti, hanno difficoltà a sopravvivere a causa di cambiamenti climatici, inasprimento delle infezioni da virus e inquinamento da fitofarmaci. Il messaggio quindi è anche un altro: «Se ami il miele, pianta un fiore e dacci una mano a far vivere le api».

Accanto a questo filone c’è quello del no packaging: sono sempre di più i supermercati nei quali è possibile comprare pasta, riso, legumi, cereali, caffè, caramelle, latte, vino sfusi, usando sacchetti di plastica o bottiglie di vetro da portare da casa.

E poi, per i più nostalgici, continuano ad esserci sempre le aziende che utilizzano le classiche e inimitabili scatole di latta, come la Lazzaroni con i suoi amaretti e la Illy caffè.

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