Ecommerce, +14% nel 2010 in Italia

di Barbara Weisz

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Rialzo superiore ad altri paesi europei, dove però il settore è più maturo. Il primo segmento è il turismo, quello che cresce di più l'abbigliamento

Il commercio elettronico in Italia fa progressi. Superata la frenata del 2009, il 2010 ha visto un progresso del 14%, con le vendite che hanno raggiunto i 6,5 miliardi di euro e hanno superato la soglia dell’1% sul totale del retail. Gli acquirenti online hanno raggiunto quota otto milioni, circa un milione in più dell’anno scorso.

Il settore cresce più dei canali di vendita tradizionali e anche a un ritmo superiore a quello di altre economie europe, come Gran Bretagna e Germania, degli Stati Uniti, complice anche il fatto che la penetrazione nel nostro paese è più bassa e dunque il margine di crescita è superiore. Sono i principali risultati dell’indagine dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, con la collaborazione di Netcomm (il consorzio del commercio elettronico italiano), giunta alla decima edizione.

«Il superamento della soglia psicologica dell’1% rispetto al totale delle vendite retail – dichiara Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm e School of Management del Politecnico di Milano – è tutto sommato un dato positivo per l’eCommerce italiano», ma si confronta «con il 10% del Regno Unito, il 7% della Germania e il 5% della Francia». La «differenza è ancora più marcata se ci si sofferma sulle categorie che rappresentano il grosso della spesa delle famiglie, appunto alimentari e abbigliamento», e che scontano «la sostanziale assenza online in Italia di alcuni ambiti merceologici come il grocery, i prodotti per la casa, l’arredamento, il fai da te e così via» e «la scarsa presenza nell’eCommerce italiano della distribuzione moderna».

Rispetto al valore totale del commercio elettronico, il settore protagonista resta il turismo, che rappresenta il 52%, seguito da informatica ed elettronica di consumo, 10%, assicurazioni, 9%, abbigliamento, 7%, editoria musica e audiovisivi, 3%, e infine il grocery, con l’1%.

Tutti gli altri settori, insieme, valgono il 18%. In termini relativi, a crescere maggiormente è l’abbigliamento, con un tasso del 43% sul 2009, 149 milioni di euro di vendite in più. In valore assoluto, il rialzo più marcato è quello del turimo, con 443 milioni, che in termini percentuali significa una crescita del 15%. Escluso l’abbigliamento, gli altri settori registrano incrementi compresi fra l’11 e il 19%.

Un altro dato che emerge è che, contrariamente a quanto avviene nei principali mercati stranieri, i servizi continuano a contare più dei prodotti, con il 65% delle vendite online.

Quanto al rapporto fra e-commerce e retail, come detto il turimo è al 12,5%, seguito dall’editoria, 4,5% e dall’informatica, 3%, mentre l’abbigliamento si avvicina all’1%. Gli otto milioni di acquirenti italiani si confrontano con i 34 milioni della Germania, i 28 della Gran Bratagna, i 20 della Francia.

Anche Roberto Lisca, presidente di Netcomm, sottolinea «il panorama di profondo ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi», sottolineando che «poco più del 12% degli italiani utilizzano questo canale». La crescita che comunque è in atto secondo l’esperto è attribuibile anche all’effetto dei social network: non più solo giovani supertecnlogici, ma clienti più trasversali, di ogni età, che grazie all’interazione sui social media condividono esperienze e diventano «fonte di informazione e di viralità per gli altri acquirenti».

La ricerca evidenzia due nuovi trend, sottolinea infine Andrea Rangone, responsabile Osservatori ICT & Management del Politecnico di Milano. «Il primo riguarda il cosiddetto M-commerce, che con la diffusione del nuovo paradigma del Mobile Internet e degli Application Store inizia a prendere una qualche consistenza», mentre il secondo «ancora in fase embrionale, riguarda il T-commerce, inteso come l’utilizzo delle piattaforme televisive (le nuove internet tv, come quelle di Apple o di Google, ndr) per effettuare acquisti online».

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