La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti (CNPADC), lavora a una riforma strutturale della previdenza di categoria, illustrata dal CdA nel corso del Forum Previdenza in Tour. L’obiettivo dichiarato è duplice: prestazioni più adeguate e sostenibilità di lungo periodo, con una revisione che nasce da una scelta di equità fra generazioni su conti in equilibrio.
La proposta di riforma pensione dei commercialisti in sintesi:
- aliquota minima del contributo soggettivo al 15% del reddito, con aumenti dell’1% l’anno per un triennio;
- quota di contributo integrativo accreditata sul montante individuale al 50%, dall’1,5% al 2% del volume d’affari;
- aliquota di computo maggiorata da 1 a 6 punti per chi versa dal 16% ad almeno il 23% del reddito;
- per iscritti under 40 prenotazione aliquote più alte, con cinque rate annuali senza interessi;
- contributi minimi in quattro rate e pensionati attivi over 68 con aliquota minima dimezzata.
- Aliquota minima al 15% con aumento graduale in tre anni
- Contributo integrativo, più quota sul montante individuale
- Premialità rafforzata sui versamenti volontari
- Prenotazione aliquote per gli under 40
- Quattro rate per i minimi e aliquota dimezzata per i pensionati attivi
- Previdenza attuale e bozza di riforma a confronto
- Tempi della riforma e iter di approvazione
Aliquota minima al 15% con aumento graduale in tre anni
La bozza del nuovo Regolamento alza l’aliquota minima del contributo soggettivo dal 12% al 15% del reddito professionale netto, con incrementi dell’1% l’anno per tre anni consecutivi. La decorrenza è fissata all’esercizio successivo alla delibera dei Ministeri vigilanti: se il via libera arrivasse entro la fine del 2027, il primo aumento scatterebbe dal 2028 e il regime pieno dal 2030.
L’adeguamento formalizza una tendenza già in atto, dato che l’aliquota media effettivamente versata dagli iscritti è oggi pari al 13,81%, e avvicina la Cassa agli standard delle altre Casse privatizzate. Il testo su cui si interviene è il Regolamento Unitario, che disciplina contributi e prestazioni dell’ente.
L’effetto sui versamenti annui è misurabile: con un reddito professionale netto di 60.000 euro, il contributo soggettivo minimo sale da 7.200 a 9.000 euro l’anno a regime, con un onere aggiuntivo di 1.800 euro distribuito sul triennio di transizione.
Contributo integrativo, più quota sul montante individuale
La riforma porta dal 37,5% al 50% la parte di contributo integrativo accreditata sul montante individuale, vale a dire dall’1,5% al 2% del volume d’affari, a fronte di un’aliquota complessiva che si conferma al 4%.
Un esempio rende immediato l’effetto: su una fattura da 5.000 euro il contributo integrativo è pari a 200 euro. Oggi 75 euro alimentano il montante individuale e 125 euro finanziano la gestione della Cassa; con la riforma la quota accreditata al professionista salirebbe a 100 euro.
Premialità rafforzata sui versamenti volontari
Per chi versa oltre il minimo, l’aliquota di computo utilizzata per il calcolo della pensione è maggiorata in proporzione al versamento aggiuntivo, fino a 6 punti in più. A regime, con il minimo al 15%, la premialità parte da 1 punto per chi versa il 16% del reddito e arriva a 6 punti per chi versa almeno il 23%.
Il meccanismo rafforza la correlazione fra versamenti volontari e assegno futuro, valorizzando la continuità contributiva di chi sceglie aliquote più alte negli anni di maggiore capacità reddituale.
Prenotazione aliquote per gli under 40
Nei primi due quinquenni di iscrizione il professionista può prenotare aliquote superiori al minimo obbligatorio, da pagare con cinque rate annuali di pari importo e senza interessi. Le somme del primo quinquennio si versano a partire dal sesto anno di iscrizione, quelle del secondo dall’undicesimo.
Con pagamenti regolari, l’accredito sul montante avviene nell’anno di competenza, insieme alla maggiore aliquota di computo prevista dalla premialità. La prenotazione lascia piena libertà all’iscritto, che può interrompere i versamenti in ogni momento: le somme già pagate sono imputate all’anno del versamento effettivo. Per gli under 40, inoltre, nei primi cinque anni di iscrizione la quota di integrativo destinata al montante salirebbe dal 2% al 3%.
Quattro rate per i minimi e aliquota dimezzata per i pensionati attivi
I contributi minimi si pagherebbero in quattro rate annuali invece delle attuali due, con una distribuzione più diluita dell’onere nel corso dell’anno.
Per gli iscritti over 68 che proseguono l’attività, la bozza dimezza l’aliquota minima obbligatoria rispetto a quella pro tempore vigente, con facoltà di versamenti volontari fino al 100% del reddito professionale per chi intende rafforzare l’assegno.
Previdenza attuale e bozza di riforma a confronto
Il confronto fra le regole attuali e le proposte della bozza consente di misurare la portata dell’intervento su contribuzione, premialità e flessibilità dei pagamenti:
| Regole attuali | Bozza di riforma |
|---|---|
| Aliquota minima soggettiva al 12% del reddito | 15% a regime, con aumento dell’1% l’anno per un triennio |
| Integrativo a montante pari al 37,5% del contributo (1,5% del volume d’affari) | Quota al 50% (2% del volume d’affari) |
| Premialità di computo secondo le tabelle vigenti | Maggiorazione da 1 a 6 punti per versamenti dal 16% al 23% del reddito |
| Nessuna prenotazione di aliquote future | Prenotazione per gli under 40 con cinque rate annuali senza interessi |
| Due rate annuali per i contributi minimi | Quattro rate annuali |
| Aliquota minima piena per i pensionati che proseguono l’attività | Aliquota minima dimezzata dopo i 68 anni |
Tempi della riforma e iter di approvazione
Il nuovo Regolamento dovrà superare il voto dell’Assemblea dei delegati e ottenere l’approvazione dei Ministeri vigilanti, Lavoro ed Economia, con il primo aumento dell’aliquota a decorrere dall’esercizio successivo alla delibera ministeriale.
I conti dell’ente sono in equilibrio: le proiezioni attuariali a 50 anni stimano un patrimonio superiore ai 36 miliardi di euro nel 2073 e la riforma nasce da valutazioni prospettiche di equità fra generazioni. La revisione della previdenza affianca gli strumenti di sostegno già attivi, a partire dai bandi Cassa Dottori Commercialisti 2026 che destinano 4,75 milioni di euro a investimenti negli studi, aggregazioni professionali e borse di studio.