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Stipendi italiani più bassi d’Europa, il divario aumenta ai vertici

di Teresa Barone

3 Luglio 2026 11:06

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ODM Consulting misura il gap per ogni ruolo aziendale mettendo a confronto l'Italia con le altre economie europee: il divario su incrementi, potere d'acquisto e tasse

L’indagine retributiva di ODM Consulting (Gi Group Holding) realizzata a cadenza periodica e pubblicata della sua ultima edizione il 1° luglio 2026, colloca gli stipendi italiani in coda a quelli di moltissimi altri paesi europei,  per ogni ruolo aziendale, con il divario più ampio che si colloca ai vertici. Per quanto riguarda il rapporto tra incrementi retributivi e inflazione, il differenziale si mostra comunque positivo o in linea per quasi tutti i Paesi, con previsione 2026 allineata ovunque.

Il divario retributivo nei diversi ruoli

Le retribuzioni italiane sono inferiori a quelle di Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito e Svizzera per tutti i profili professionali — Director, Manager, Expert, Specialist e Operative — e la Svizzera registra i valori più alti in assoluto. Lo scarto cresce salendo di responsabilità: per un Director la retribuzione fissa annua lorda arriva a 417.174 euro in Svizzera contro 137.140 euro in Italia. Il quadro conferma la distanza strutturale che caratterizza gli stipendi in Italia rispetto all’Europa occidentale.

Il confronto cambia segno verso l’Europa dell’Est: i profili support in Bulgaria si fermano a 8.454 euro e in Romania a 10.996 euro, contro i 25.850 euro italiani. L’Italia si colloca così in una fascia intermedia, sotto le economie dell’Europa occidentale e la Svizzera ma sopra quelle dell’Est.

Il confronto oltre l’inquadramento

L’indagine costruisce il confronto sui ruoli organizzativi (i GRADE) e non sui livelli di inquadramento contrattuale, per rendere comparabili posizioni con responsabilità analoghe in Paesi diversi. Secondo Martina Colombo, responsabile dell’Area Reward & Engagement di ODM Consulting, l’analisi deve «superare la tradizionale lettura legata ai livelli di inquadramento del solo mercato italiano», così da misurare il diverso peso organizzativo delle posizioni su scala internazionale. Per i gruppi multinazionali è la base su cui definire i budget delle salary review e i percorsi di crescita.

Incrementi stipendiali e inflazione

A incidere sullo stipendio netto in busta paga  è anche il differenziale tra crescita delle retribuzioni e inflazione , che in base all’indagine risulta positivo o in linea in tutti i Paesi analizzati, con la sola eccezione della Romania (-1,3); per il 2026 le previsioni indicano un indicatore allineato all’inflazione ovunque.

Sul fronte dinamico, il potere d’acquisto dei profili italiani tiene quindi il passo dei prezzi, pur con valori assoluti inferiori a quelli dei principali Paesi europei.

Dal lordo al netto, l’effetto del cuneo fiscale italiano

I valori dell’indagine sono basati sulle retribuzioni lorde (RBA): sullo stipendio netto in busta paga il divario dell’Italia può ampliarsi perché il cuneo fiscale italiano è tra i più alti d’Europa. La stessa retribuzione lorda annua (RAL) produce un netto diverso da Paese a Paese e, per un lavoratore italiano, la distanza percepita in busta paga supera quella dei valori lordi.

Per verifica quanto incidono tasse e contributi sul proprio lordo, si può usare il  calcolatore online dello stipendio netto a partire dalla RAL