Il mea culpa del manager

di Chiara Basciano

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Addossarsi la colpa: crea un buon ambiente ma attenti a non esagerare

Gli ambienti di lavoro sani e basati su relazioni forti producono un risultato migliore. Molta fa il manager, laddove riesca ad essere un leader, instaurando veri rapporti di fiducia.

Ciò a volte può portare anche ad assumersi la responsabilità per errori non commessi. L’ultima ricerca condotta da Robert Half mette in evidenza proprio questi dati, dimostrando come il 58% dei manager intervistati sia pronto ad incolparsi al posto di qualche dipendente.

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Nel dettaglio si vede come l’errore di cui ci si fa carico è il più delle volte considerato di minima importanza (nel 43% dei casi) e quindi non comporta un grosso “sacrificio”, ma nel 34% dei casi invece ci si espone per cause molto nobili, cioè per non mettere nei pasticci qualcun altro. La posizione dirigenziale del manager nel 16% dei casi invece fa sentire la responsabilità anche propria, considerandosi quindi parte di un’unica grande squadra.

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Più rari i casi in cui additare il vero colpevole viene considerato dannoso per la propria carriera (3%) e ottiene la stessa percentuale il fatto di considerare eventuali spiegazioni più complicate dell’esporsi in prima persona. Infine Robert Half consiglia di ammettere quando si sbaglia, che oltre ad essere più nobile porterà gli altri a giudicare meno aspramente; di focalizzarsi sulla soluzione del problema, senza recriminare; di non esagerare con i mea culpa, o si rischia di farla diventare un’abitudine; di creare ambienti di lavoro trasparenti e di veder riconosciuti i meriti di ogni dipendente.