Risorse umane e gap generazionale

di Redazione PMI.it

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Come cambia la composizione delle risorse umane? Con tre generazioni che lavorano fianco a fianco le difficoltà non mancano.

Come sarà la composizione delle risorse umane nelle aziende del prossimo futuro? Le dinamiche tradizionali che regolano il ricambio generazionale nelle imprese sembrano essere superate, tanto che gli ambienti di lavoro sono caratterizzati in misura sempre maggiore dalla compresenza di dipendenti appartenenti a fasce d’età molto distanti.

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Nelle aziende di oggi, e ancora di più negli anni che verranno, le giovani risorse lavorano a stretto contatto con i collaboratori più maturi, con la conseguente mescolanza di competenze, esperienze e stili lavorativi differenti.

Ad affrontare l’argomento è  Maria Cristina Bombelli, studiosa delle diversity sul lavoro e fondatrice della società di consulenza Wise Growth. Nel suo volume “Generazioni in azienda. Se gioventù sapesse, se vecchiaia potesse” sono infatti passate in rassegna le molteplici difficoltà che nascono inevitabilmente all’interno di un ambiente di lavoro che prevede la collaborazione di più generazioni, dai cosiddetti baby boeme alle generazioni X e ai millennial, corrispondenti rispettivamente ai nati tra gli anni 40′ e gli anni 60′, tra il 1960 e il 1981 e nel corso degli anni ottanta (fino ai primi anni del nuovo millennio).

Secondo la Bombelli «La gestione della diversità nelle imprese non è un aspetto da sottovalutare, anzi, far convivere le diverse generazioni può essere il vero problema delle aziende nel prossimo futuro.» Se i baby sembrano essere la categoria di lavoratori maggiormente sposta al rischio di esclusione, i millennial sono spesso ritenuti troppo ambiziosi e incapaci di manifestare un concreto attaccamento all’azienda.

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Per favorire la collaborazione tra le tre generazioni limitando gli attriti, le stesse aziende dovrebbero favorire la comunicazione tra i dipendenti e valorizzare le individualità: «Le imprese hanno bisogno sia dell’esperienza specifica maturata in azienda dai dipendenti con elevata anzianità di servizio – precisa la Bombelli – sia delle competenze più generali, ma anche più moderne e innovative, fornite dalle nuove leve.»

 

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