Offrire un aumento: le domande da porsi

di Teresa Barone

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Fidelizzare i dipendenti preziosi offrendo incentivi economici è sempre la scelta migliore?

Quando si parla di strategie per la fidelizzazione dei talenti non si può non pensare alle offerte economiche, alla concessione di un aumento in busta paga ritenuto spesso indispensabile per evitare la perdita di risorse fondamentali per l’azienda.

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Una tattica usata dal 20% dei manager per trattenere i lavoratori migliori, anche al punto di proporre controfferte e rilanciare la posta in gioco al fine di fidelizzare i dipendenti che iniziano a guardarsi intorno alla ricerca di opportunità di carriera migliori.

Ma una controproposta economica è sempre in grado di raggiungere lo scopo e confermare la lealtà di un dipendente? Quali sono le possibili conseguenze negative?

I dipendenti che ottengono un aumento, infatti, scelgono di rimanere fedeli all’azienda pur non trovando una soluzione alle esigenze di cambiamento o miglioramento, necessità che inevitabilmente riemergono a cadenza regolare.

Prima di proporre un aumento di retribuzione, quindi, i manager e i datori di lavoro dovrebbero porsi alcuni quesiti utili per scegliere la strategia migliore: uno stipendio più alto migliorerebbe anche la soddisfazione personale del dipendente a lungo termine? Questa proposta potrebbe rappresentare un pericoloso precedente sfruttato anche da altri dipendenti per ottenere un aumento?

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E ancora: offrendo più denaro a un dipendente si rischia di compromettere l’equilibrio del programma di compensazione applicato in azienda? Si tratta di singoli aspetti da valutare attentamente, così come non possono essere trascurate le eventuali manifestazioni di risentimento da parte degli altri membri del team di lavoro.

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