Manager infedeli

di Chiara Basciano

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La fedeltà all'azienda viene messa in discussione da un periodo di insoddisfazione?

Scalpitano e si guardano intorno, pronti a cogliere al volo qualsiasi nuova opportunità di lavoro. Così vengono ritratti i manager italiani dal “Kelly Global Workforce Index”, curato dalla multinazionale Kelly Services.

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La situazione descritta non fa pensare a manager che hanno voglia di intraprendere nuove esperienze lavorative per arricchire il loro curriculum ma a lavoratori scontenti che si sentono poco stimolati. Secondo quanto riportato la principale ragione di malcontento è data dall’aspetto retributivo, il 75% degli intervistati infatti non si reputa soddisfatto, considerando poco equilibrati il dispendio di energia e la busta paga. Il 60% indica invece come elemento principale l’opportunità di carriera, soprattutto per i manager nati tra il 1960 e il 1980.

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Ad essere considerato elemento di maggior scontento per il 50% dei lavoratori è invece la mancanza di equilibrio tra vita privata e lavoro, in particolare per i nati tra il 1945 e il 1964. Questo panorama preoccupa le aziende che potrebbero veder partire i talenti migliori. In questa prospettiva è necessario creare un ambiente di lavoro stimolante che si rinnovi di continuo.

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Stefano Giorgetti, direttore generale e amministratore delegato di Kelly Services Italia indica che «Non resta che cercare altre strade, per esempio, l’implementazione di programmi per promuovere e stimolare l’innovazione, la creazione di una sorta di ‘think tank’ operativo che raccolga le idee dei dipendenti, a tutti i livelli, con un grande rigore nell’accogliere e valutare anche quelle apparentemente meno utili e realizzabili nell’immediato».

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