Tecnologia multitasking, cervello sotto stress

di Teresa Barone

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Più multitasking con la tecnologia, ma attenzione alla materia grigia?

La tecnologia aiuta a essere multitasking, a ottimizzare il tempo e a potenziare la propria efficienza. Ma a quale prezzo? Secondo una ricerca promossa da un team di ricercatori provenienti dalla Duke-NUS Graduate Medical School di Singapore, dalla University of Sussex e dall’University College di Londra, infatti, usare contemporaneamente smartphone, tablet e pc rischia di cambiare radicalmente la struttura cerebrale limitando la materia grigia.

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Una teoria che scaturisce da uno studio condotto su un campione di 75 individui sottoposti a risonanza magnetica e monitorati sulla base delle abitudini tecnologiche personali. Secondo Kep Kee Loh, uno dei ricercatori: «Il modo in cui stiamo interagendo con i media potrebbe influenzare lo stesso modo di pensare, e questo legame sembra avere una base biologica.»

Gli esiti dell’esperimento hanno mostrato, infatti, una sensibile diminuzione della densità di materia grigia in alcune specifiche zone del cervello che regolano le funzioni di controllo sia cognitivo sia emotivo aiutando a governare le emozioni (soprattutto quelle negative), una conseguenza che pare verificarsi solo negli individui più multitasking.

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Esiste un legame stretto, quindi, tra i device digitali che consentono di svolgere più azioni contemporaneamente e la struttura del cervello umano, sottoposto a stimoli di vario tipo e suscettibile di importanti trasformazioni a livello dei percorsi neurali e delle sinapsi. Come sottolineano i ricercatori, tuttavia, è la stessa definizione di multitasking a essere messa sotto accusa, soprattutto se si tiene conto della teoria secondo la quale compiere più azioni simultaneamente non significa realmente ottimizzare il tempo ma sprecare energie, evitando di concedere a ciascuna mansione la concentrazione necessaria per portarla a termine.

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Sebbene lo studio necessiti di ulteriori conferme e approfondimenti, sono gli stessi autori ad affermare come, spesso, i media mltitasking siano collegati con alcune condizioni di vita non proprio idilliache, tra depressione, ansia e stress.