Un curriculum per ogni nazione

di Teresa Barone

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Ogni Paese ha regole diverse per scrivere, e valutare, un curriculum vitae: Hays ci spiega quali sono.

Per valutare al meglio un curriculum vitae sono necessarie abilità che gli esperti recruiters maturano nel corso del tempo, tecniche e strategie particolari che consentono di leggere tra le righe per mettere in luce la vera personalità dei candidati e scovare eventuali falsità.

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Ma ciò che vale in Italia può non essere sufficiente negli altri Paesi, dove spesso il CV deve rispettare altre regole e adattarsi ad aspettative diverse. Lo sottolinea Carlos Manuel Soave, Managing Director di Hays Italia, sottolineando come i meccanismi che regolano la scrittura, e quindi la valutazione, di un curriculum vitae possano variare a seconda della Nazione. 

Se è fondamentale praticamente dovunque indicare nel CV se si è in possesso di un permesso di lavoro, la stessa lunghezza del documento subisce variazioni notevoli: nel Regno Unito il curriculum può estendersi su due pagine, mentre in Nord America viene regolarmente cestinato se non è sintetizzato in una pagina sola. In Russia e Grecia, invece, via libera alle descrizioni che riempiono anche 5 fogli di testo.

Per quanto riguarda la lingua, ci si aspetta che il candidato sia in grado di scrivere il CV sia in inglese sia nella lingua del paese in cui ha sede l’azienda (o in cui risiede il “quartier generale” in caso di multinazionali). Una foto allegata, invece, è gradita in Paesi come Germania, Francia e molti Paesi asiatici, al contrario di Regno Unito e Nord America. Nella maggior parte delle nazioni europee, inoltre, non sono richiesti dati sensibili relativi alla salute, all’etnia o alla fede religiosa, mentre questo tipo di informazioni sono ben accette nei Paesi asiatici.

Notevoli disparità caratterizzano anche il “tono” utilizzato dal candidato nel suo CV: se in Cina è bene puntare sulla modestia, nel Regno Unito via libera a tutti i termini che sottolineano le proprie abilità, mentre in Nord America è preferibile focalizzare l’attenzione sui i traguardi raggiunti e gli obiettivi conseguiti.

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In merito alla sezione dedicata agli hobby, infine, Soave afferma che: «Includere hobby generici con una scarsa relazione con il ruolo per cui si sta facendo domanda o il paese in cui ci si vorrebbe trasferire è a discrezione del candidato. In alcuni paesi come in Germania, per esempio, le Risorse Umane considerano gli interessi personali come inutili. Se si decide quindi di includerli, è bene mantenere un basso profilo.»