Genitori lavoratori: perché assumerli?

di Teresa Barone

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I dipendenti con prole rappresentano risorse molto produttive per le aziende: un sondaggio svela perché.

Non è la necessità di far quadrare i conti a fine mese che spinge gli uomini e le donne con prole al seguito a cercare un lavoro, e a compiere sforzi e sacrifici per mantenerlo e farlo crescere.

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La motivazione che spinge un genitore a impegnarsi nella carriera, infatti, non è esclusivamente collegata al reddito ma si basa sul  desiderio di migliorare la soddisfazione personale e la qualità della vita in generale.

Lo afferma una nuova ricerca condotta da FleJobs, indagine effettuata su un campione di 1500 intervistati di età compresa tra i 20 ei 69 anni di età che rivela come per il 64% dei genitori la professione e la carriera favoriscano serenità e benessere.

Per la quasi totalità dei genitori lavoratori interpellati, inoltre, è possibile essere madri e padri presenti e allo stesso tempo diventare ottime risorse per il proprio datore di lavoro, sebbene il 73% degli intervistati abbia ammesso di desiderare una maggiore flessibilità proprio per garantire prestazioni sempre al top senza tuttavia rinunciare a trovare un equilibrio tra professione e vita familiare.

Sono percentuali e informazioni utili per i datori di lavoro e per le aziende, consapevoli delle potenzialità che si celano dietro i dipendenti che sono anche genitori, dipendenti in grado di dare il meglio proprio grazie all’entusiasmo e al trasporto che arriva non esclusivamente da motivazioni di natura economica.

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Altrettanto importante per chi gestisce queste risorse, tuttavia, è comprendere che spesso concedere loro maggiore flessibilità rappresenta la strategia più efficace per valorizzarle e fidelizzarle.