Buzz marketing: stop all’anonimato online

di Noemi Ricci

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Da maggio anche nel Regno Unito sarà considerato reato utilizzare Internet con fini promozionali, lasciando anonimo l'autore di dichiarazioni di natura pubblicitaria

Il Regno Unito ha detto stop al viral marketing anonimo. Dal prossimo mese, le aziende che utilizzano o vorranno utilizzare Internet e i suoi strumenti di comunicazione innovativi come canale per l’advertising dovranno farlo in maniera del tutto trasparente, dichiarando la propria identità e per conto di chi fanno pubblicità.

Il fenomeno, diffuso anche con il nome di buzz marketing o astroturfing, è basato sulla convinzione che il parere espresso da amici e conoscenti – o comunque da propri “pari” – conti più di quello di un impiegato di una agenzia di comunicazione, o un dipendente d’azienda. Così molti di questi si fanno passare per utenti qualsiasi in modo da indirizzare gli utenti verso il proprio prodotto o marchio, attraverso pareri favorevoli.

A meno di essere scoperti, e compromettere non solo tutto il lavoro fatto ma anche l’immagine stessa della propria azienda. Da oggi, grazie al Consumer Protection from Unfair Trading Regulations del 2008, si aggiunge anche il danno legale.

Con la nuova legge approvata dal Parlamento britannico viene attuata così la Direttiva 2005/29/CE emanata dall’Unione Europea in materia di pratiche commerciali scorrette, presente nell’ordinamento legislativo italiano già dallo scorso anno con il decreto legge 147/2007.

In Italia, non rendere immediatamente identificabile l’autore di qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale – compresi pubblicità e marketing – da parte di un professionista che induca il consumatore a prendere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso è un reato può essere punito con sanzioni pecuniarie fino a 500mila euro.

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