Rfid: privacy a rischio?

di Noemi Ricci

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Approvato a Washington disegno di legge che definisce illegale la conservazione e diffusione dei dati raccolti dalle aziende tramite Rfid

Sale l’attenzione nei confronti delle ricadute legali relative all’utilizzo della Radio Frequency Identification, meglio nota come Rfid, ossia la tecnologia di identificazione a radiofrequenza per il riconoscimento a distanza di oggetti, animali e persone tramite onde radio a corto raggio.

Al di là dei notevoli vantaggi offerti da tale tecnologia, infatti, non si sono mai placati i dubbi normativi in determinati contesti, in relazione alla potenziale violazione della privacy. Nello specifico, per quanto riguarda la conservazione e la diffusione dei dati personali raccolti dalle imprese mediante card con chip Rfid integrato.

Lo conferma quanto sta avvenendo negli Usa: la Camera dei deputati dello Stato di Washington ha da poco approvato un disegno di legge che definisce reato la raccolta dati via Rfid, se praticata senza aver ottenuto prima il consenso dei “legittimi proprietari” dei dati sensibili in questione, eccezion fatta per i fornitori di assistenza medica e i casi di estrema emergenza.

Il disegno di legge è ora in attesa del varo definitivo da parte del Senato.
Per Washington si tratta del tentativo numero due: già lo scorso anno un altro tentativo di attuare il provvedimento era stato avviato e poi bloccato, per via di un vincolo restrittivo (ora eliminato) che prevedeva che tutte le card con chip Rfid fossero contrassegnate in modo da avvertire il consumatore.

Intanto, in California lo stop all’utilizzo dei dati ricavati attraverso l’identificazione a onde radio è già stato attuato.

Il giro di vite vuole fungere da linea di condotta, in realtà, in uno scenario in cui le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate impropriamente o addirittura a scopo doloso: l’identificazione a radiofrequenza è indubbiamente un vantaggio, ma assicurare la difesa e la tutela della privacy degli utenti deve essere la priorità assoluta. I disegni di legge proposti sembrano, pertanto, andare in questa direzione.