Per Google la privacy arriva dall’Asia

di Claudio Mastroianni

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Il colosso della ricerca vuole promuovere uno standard per le leggi sulla privacy degli utenti che navigano in Internet, valido in tutto il mondo

Google passa al contrattacco: dopo aver subito numerose grane legali – nel corso degli anni – per via dei dati sensibili che si trova a gestire coi suoi servizi, ora ha deciso di muoversi in prima persona e spingere per una nuova legge sulla privacy che abbia valore globale.

La proposta avverrà nel corso di un incontro dell’UNESCO, a Strasburgo, dedicato all’etica e ai diritti umani, e parte da un principio semplice: creare un insieme standard di leggi a tutela della privacy dei cittadini che venga adottato da tutte le nazioni al mondo.

«La maggioranza delle nazioni non offre virtualmente alcun tipo di standard sulla privacy per i loro cittadini o per le loro aziende» ha dichiarato un portavoce della compagnia californiana. «E la minoranza delle nazioni che hanno leggi sulla privacy, in ogni caso, seguono modelli differenti».

Un’indefinitezza che secondo Google nuoce pricipalmente alle imprese, che si trovano a dover gestire con difficoltà i vari dati personali dei propri clienti. Mountain View punta infatti a far approvare una legge che abbandoni le problematiche di tipo ideologico, e si concentri sul lato pratico: «Le leggi sulla privacy dovrebbero focalizzarsi solo su ciò che può arrecare un danno vero alla privacy del consumatore».

L’esempio a cui guardare? Google punta a Oriente e all’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), che da tempo cerca una cornice comune alle leggi sulla privacy dei suoi membri: «Altre nazioni hanno un approccio ideologico al problema. L’APEC, in maniera più pragmatica, si concentra sui problemi reali… e non sulle astrazioni».

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