IMU: guida all’acconto per le imprese

di Barbara Weisz

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Guida IMU per imprese: esempi di calcolo IMU per immobili e fabbricati utilizzati da aziende e professionisti (uffici, negozi, capannoni), compilazione F24 tenendo conto della diversa quota per Erario e Comune ed ipotesi di costo fra le diverse città.

Ultimi giorni per pagare l’acconto IMU 2012 (salvo proroga dell’ultima ora): le imprese sono davanti a una stangata, dovendo sborsare rispetto alla vecchia ICI fino al 240% in più, ed anche alla complessità del calcolo per molti non è cosa da poco.

Vediamo una breve guida IMU tutta dedicata a queste pratiche, concentrata sulle tipologie di immobili che maggiormente riguardano le imprese: uffici, negozi, capannoni, ecc.

Per chi il calcolo l’avesse già fatto resta solo da compilare l’F24, con l’avvertenza di separare le quote erariale e comunale (con rispettivi codici tributo).

IMU ed F24 per imprese

Con l’avvertenza di separare le quote erariale e comunale (con rispettivi codici tributo), partiamo dalla compilazione del modello F24, per poi passare agli esempi di calcolo, sia per chi deve ancora versare l’acconto sia che per chi vuole verificare i calcoli effettuati.

Basandoci sul modello F24 ordinario, dopo aver compilato i dati anagrafici, andiamo alla Sezione Imu e altri tributi locali.

Nel primo campo (codice ente/codice comune) si inserisce il codice catastale del comune in cui si trova l’immobile. È un codice di quattro caratteri (ad esempio, per il Comune di Roma è H501, per Milano è F205), che si può ricostruire anche attraverso il codice fiscale (togliendo l’ultimo carattere).

Poi, bisogna barrare la casella acconto, quindi specificare il numero degli immobili.

Quindi, inserire il codice tributo relativo all’immobile, ed è qui che bisogna stare attenti. Perché, a parte l’abitazione principale, tutti gli altri immobili hanno due diversi codici tributo, uno per la parte che va allo Stato e l’altra per la parte che va al Comune.

Quindi, bisogna compilare due righi, praticamente identici, tranne che per la parte relativa al codice tributo: in uno bisogna scrivere quello relativo allo Stato, nell’altro quello relativo al Comune.

Un esempio: il codice tributo per gli altri fabbricati è 3918 per la quota che va al Comune e 3919 per quella che va allo Stato. In ognuno nei due righi, alla voce importi a debito versati si scrive una cifra corrispondente alla metà dell’acconto.
Quindi se l’acconto è, per ipotesi, pari a 400 euro, si compilano due righi identici (tranne che per il codice tributo), in ognuno dei quali si indica un importo a debito pari a 200 euro. Poi, nel totale si mette la somma (400 euro).

L’anno di riferimento è sempre il 2012, nella colonna rateazione/mese rif, inserire sempre il codice 0101, quello di chi paga in due rate (acconto in giugno e saldo a dicembre) perché l’altro codice 0102, relativo alla rateazione in tre parti, riguarda solo la prima casa.

Le stesse regole valgono per la compilazione dell’F24 semplificato (in più, qui bisogna inserire la sigla EL, Ente Locale, nella prima colonna, quella dedicata alla sezione).

Esempi di calcolo

E passiamo ad alcuni esempi di calcolo della prima rata, l’acconto da pagare entro il 18 giugno. Per semplicità, prendiamo come base, sempre, un’ipotesi di immobile la cui rendita catastale è pari a 1000 euro (scopri come trovare la rendita catastale del proprio immobile). In tutti i casi, prima di applicare il moltiplicatore relativo alla specifica categoria di immobile, bisogna rivalutare la rendita catastale del 5%:
5% di 1000 euro (1000 x 1,05)= 1050

Quindi il calcolo cambia a seconda degli immobili.

UFFICIO O STUDIO PRIVATO: la categoria catastale è A10. Il relativo coefficiente è 80, per il quale dunque bisogna moltiplicare la rendita catastale rivalutata del 5%:

1050 x 80 = 84mila euro

Quindi, 84mila euro è la base imponibile IMU. Su questa, bisogna calcolare quella che potremmo definire tassa virtuale, basandosi sulle aliquote standard (a prescindere dalle deliberazioni dei comuni in materia di variazione di aliquote, che conteranno per calcolare il saldo di dicembre).

L’aliquota è quindi dello 0,76%. Lo 0,76% di 84000 è 638,4 euro.

Per calcolare l’acconto da pagare entro il 18 giugno, bisogna quindi dividere per due:

638,4 : 2 = 319,2. Questo è l’acconto.

In base a quanto visto prima per la compilazione dell’F24, bisognerà compilare due righi identici tranne che per il codice tributo, e in ognuno segnare alla voce importi a debito versati la metà di 319,2, ovvero 159,6. Nel totale si metterà poi 319,2 ( a meno che non ci siano altri immobili da sommare).

NEGOZIO: la categoria catastale è C/1, quindi il moltiplicatore è 55.

Imponibile IMU: 1050 x 55 = 57mila750 euro

Anche qui, l’aliquota è dello 0,76%. Applicandola all’imponibile si ottiene 438,9 euro.

Per ottenere l’acconto di giugno bisogna dividerla per due: 438,9 : 2 = 219,45 euro.

Per compilare i due righi, con i diversi codici tributo per stato e comune bisogna dividere per ancora per due, e in ognuno dei due righi segnare il risultato: 109,725 euro.

LABORATORIO: La categoria catastale è C/3, il moltiplicatore 140.

Imponibile IMU: 1050 x 140 = 147mila euro
Aliquota dello 0,76% di 147mila euro = 1117,2
Acconto di giugno: 558,6
Nel rigo del Codice tributo che va allo Stato (3919): 279,3 euro
Nel rigo del Codice tributo che va al Comune (3918): 279,3 euro

OPIFICI, ALBERGHI, FABBRICATI INDUSTRIALI O COMMERCIALI : Sono tutti immobili compresi nella categoria D, per cui il moltiplicatore è 60.

Imponibile IMU: 1050 x 60 = 63mila euro
Aliquota allo 0,76% = 478,8 euro
Acconto di giugno: 239,4 euro
In ognuno dei due righi per Stato e Comune: 119,7

Differenze fra le varie città

Ci sono una serie di indagini che sottolineano come, a seconda delle città in realtà l’IMU cambi parecchio. Cambiano i valori degli immobili (e qui la differenza si sente anche sull’acconto di giugno) e le aliquote comunali, in diversi casi portate all’1,06% (ma come detto, questa conteranno per il calcolo del saldo di dicembre, non ora).

Per esempio, un negozio di 80 metri quadrati in zona centrale, sarà particolarmente caro a Roma, dove si pagano circa 4500 euro di IMU, contro i quasi 2500 euro di Milano, o gli oltre 2800 euro di Firenze e Bologna.

Un ufficio di 250 metri quadri in centro, costa a Roma circa 8500 euro, a Milano circa 7500, A Torino o Bologna poco più di 550 euro, un po’ meno a Firenze (circa 5100 euro), a Napoli e poco sotto i 5mila euro.

Un capannone di 2mila metri quadri in periferia, costerà circa 33mila euro a Roma, 29mila euro a Milano, 22mila euro a Torino, 19mila euro a Napoli.