Quarto Decreto Carburanti: proroga taglio accise fino al 6 giugno

di Anna Fabi

Pubblicato 22 Maggio 2026
Aggiornato 23 Maggio 2026 08:30

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Il CdM ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 6 giugno: sconto sul gasolio ridotto a 10 centesimi, sulla benzina resta a 5.

Il taglio delle accise sui carburanti è stato prorogato con un nuovo Decreto Carburanti: le aliquote su benzina, gasolio, GPL e carburanti alternativi sono rideterminate dal 23 maggio al 6 giugno 2026, con lo sconto sul gasolio ridotto da 20 a circa 10 centesimi al litro, dimezzato rispetto al decreto del 30 aprile.

Dal 23 maggio al 6 giugno, sconto accise sul gasolio a 10 centesimi

Il Consiglio dei ministri, riunito alle 19:29 del 22 maggio a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ha approvato un Decreto Legge Carburanti (il quarto) che introduce disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi e di sostegno alle attività economiche, per il protrarsi della crisi dei mercati internazionali. Il provvedimento ridetermina le aliquote di accisa su benzina, gasolio, GPL e gas naturale usati come carburanti, nonché sui carburanti HVO e biodiesel, per il periodo dal 23 maggio al 6 giugno 2026. È il quarto intervento normativo sulle accise dall’inizio della crisi di Hormuz e il secondo approvato dal CdM in maggio.

Le nuove aliquote confermano il regime applicato alla benzina e dimezzano lo sconto sul gasolio. I valori applicati dal 23 maggio sono i seguenti:

  • la benzina è tassata a 622,90 euro per mille litri, con uno sconto di 5 centesimi al litro rispetto all’aliquota ordinaria, invariato rispetto al decreto precedente;
  • il gasolio è tassato con uno sconto di 10 centesimi al litro, ridotto dalla metà rispetto ai 20 centesimi applicati fino al 22 maggio;
  • il GPL usato come carburante e il gas naturale rientrano nella ridetermina delle aliquote;
  • i carburanti HVO e il biodiesel sono coperti dall’intervento con analoga riduzione.

Giorgetti, in collegamento da Cipro dove partecipava all’Eurogruppo informale, ha definito il provvedimento un «intervento tampone» nell’attesa degli sviluppi del negoziato con Bruxelles sul Patto di stabilità e sulla clausola di salvaguardia per la spesa energetica.

I prezzi alla pompa dopo la rimodulazione del gasolio

La riduzione dello sconto sul gasolio da 20 a circa 10 centesimi di accisa ha un effetto diretto al distributore: considerando l’IVA al 22% che grava sulla componente di accisa, il risparmio netto alla pompa scende da circa 24 a circa 12 centesimi al litro rispetto all’aliquota ordinaria. Rapportando la variazione ai prezzi dei carburanti rilevati dal MIMIT il 19 maggio — gasolio self a 1,978 euro sulla rete stradale, benzina a 1,951 euro — il gasolio sale a circa 2,10 euro al litro, mentre la benzina non subisce variazioni.

Con il Brent stabilmente oltre i 110 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz ancora parzialmente compromesso, i prezzi industriali non lasciano margini di riduzione spontanea. Senza un nuovo intervento legislativo dopo il 6 giugno, il gasolio subirebbe un ulteriore rincaro di circa 12 centesimi al litro, arrivando intorno a 2,22 euro sulla rete ordinaria e oltre 2,30 in autostrada; per la benzina, la mancata proroga comporterebbe circa 6 centesimi in più, con il prezzo che supererebbe i 2 euro sulla rete ordinaria. Il governo non esclude una nuova proroga, ma la subordina agli sviluppi del negoziato europeo sui margini di bilancio.

Lo sciopero degli autotrasportatori proclamato da Unatras per il periodo 25-29 maggio è stato inoltre sospeso al termine dell’incontro a Palazzo Chigi tra la premier Meloni, i ministri competenti e le rappresentanze di categoria. «Ci sono le condizioni per la sospensione del fermo», ha dichiarato Sergio Lo Monte, segretario di Unatras, precisando che le associazioni si riservano alcune ore per verificare la concretizzazione delle misure inserite nel decreto.

Il negoziato europeo e le prossime tappe dopo il 6 giugno

Lo sfondo politico del provvedimento è il negoziato con Bruxelles ancora irrisolto. La Commissione europea ha respinto la richiesta italiana di estendere all’energia la clausola di salvaguardia nazionale (National Escape Clause, NEC) già riconosciuta per le spese di difesa — lo strumento che avrebbe consentito di finanziare il taglio delle accise senza gravare sul deficit. Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis non ha però chiuso con un diniego definitivo: ha dichiarato di seguire «attentamente la situazione» dell’Italia, lasciando aperta la partita in vista dei prossimi appuntamenti istituzionali.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva formalizzato la richiesta di flessibilità in una lettera a Ursula von der Leyen, avvertendo che senza margini di bilancio sull’energia l’Italia potrebbe rinunciare ad attivare il programma SAFE per la difesa europea. Giorgetti ha ribadito che il decreto del 22 maggio è un «provvedimento tampone» nell’attesa che si sblocchi il fronte europeo: «non c’è soltanto la deroga — ha aggiunto — ci sono tante vie per arrivare al risultato». Il Paese è in procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, con un deficit appena sopra la soglia del 3 per cento del PIL, e ogni intervento sulle accise richiede coperture compatibili con gli impegni europei.