Riforma Regimi dei Minimi: si estende la platea

di Francesca Vinciarelli

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Nel question time in Commissione Finanze, il viceministro all'Economia Casero rivela i piani del Governo in tema di Riforma del Regime dei Minimi: aumenta la platea ma anche l'aliquota sostitutiva.

Allo studio del Governo la Riforma del Regimi dei Minimi per le Partite IVA: dal 2015 potrebbero essere previsti un ampliamento della platea di beneficiari, semplificazioni, un innalzamento dell’imposta e modifiche ai limiti temporali eliminando qualunque vincolo anagrafico. A rivelarlo è stato il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, in Commissione Finanze della Camera in risposta ad una interrogazione di Pietro Laffranco (Forza Italia) sulle modifiche al regime fiscale di vantaggio per le nuove attività produttive. Al question time Casero ha confermato che:

«Il Governo è al lavoro sul Regime dei Minimi nell’ambito di quanto stabilito dalla Delega fiscale», spiegando che l’obiettivo è quello di «ampliare la platea e semplificare il sistema».

=> Regime dei Minimi 2014: le regole in vigore

Riforma Regime dei Minimi

La Riforma del Regime dei Minimi si inserisce dunque all’interno della Delega fiscale: tra le novità, l’intenzione di innalzare la soglia dei ricavi dagli attuali 30 mila euro a 50-60 mila euro e di allungare l’ambito di applicazione del regime fiscale agevolato a 10 anni. A fronte del possibile ampliamento della platea di beneficiari si sta ragionando su nuove condizioni per l’accesso e per la permanenza nel regime e su un possibile aumento dell’imposta sostitutiva di IRPEF, IVA e IRAP, dal 5% al 15%.

=> Regime dei Minimi verso aliquota unica al 15%

Semplificazioni

Tra le semplificazioni che verrebbero confermate per i contribuenti Minimi, troviamo l’esclusione da IVA e IRAP e l’esenzione dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, dagli Studi di Settore, dallo Spesometro e dalle Comunicazioni black list.

=> Regime dei Minimi: le agevolazioni contabili

Nodo risorse

Nel complesso, l’operazione costerebbe alle Casse dello Stato circa 570 milioni di euro nel 2016 e tra 400 e 500 milioni di euro negli anni successivi, secondo quando affermato dal viceministro durante il question time in Commissione Finanze.

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