Micro imprese: la pressione fiscale nel 2014

di Noemi Ricci

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La pressione fiscale nel 2013 si è concentrata soprattutto sulle micro imprese e nel 2014 non andrà meglio: l'analisi e le previsioni della Cgia Mestre.

Il 2013 ha rappresentato un salasso per le micro-imprese (il 95% delle aziende in Italia): la pressione fiscale si è aggirata tra il 53% e il 63% secondo quanto emerso dall’analisi della Cgia di Mestre. Tuttavia, secondo il segretario Giuseppe Bortolussi, «il calo delle tasse su una parte delle famiglie dovrebbe dare respiro anche agli artigiani e ai commercianti». Più in particolare, per le micro-imprese fino a 10 addetti, il Fisco è pesato 270/1.000 euro in più rispetto al 2012, raggiungendo livelli record. In sostanza, per le piccolissime attività le cose sono andate peggio che per gli altri.

Pressione fiscale 2013

L’Ufficio Studi della Cgia Mestre ha analizzato varie tipologie di micro imprese. Considerando il caso degli artigiani e dei commercianti che lavorano senza dipendenti, che rappresentano il 70% in Italia, ecco di seguito la sintesi delle tasse pagate:

  • per un artigiano senza dipendenti e con reddito annuo di 35.000 euro, la pressione fiscale nel 2013 è stata del 53% (+319 euro rispetto al 2012) per un totale di 18.564 euro di tasse versate e per il 2014 le previsioni indicano un aggravio di ulteriori 154 euro (in totale +1.216 euro rispetto al 2011);
  • per un commerciante senza dipendenti e con reddito annuo di 30.000 euro, la pressione fiscale nel 2013 è stata del 53%(+329 sul 2012) pagando complessivamente 15.882 euro di tasse, con peso fiscale 2014 destinato ad aumentare di altri 184 euro, pari a +1.362 euro rispetto al 2011.

Con dipendenti:

  • per un’impresa artigiana composta con 2 soci e 5 dipendenti, che produce un reddito annuo di 80.000 euro, la pressione fiscale ha raggiunto il 59% (+273 euro rispetto al 2012) per un totale di 46.882 euro di tasse e imposte versate, mentre nel 2014 ci sarà un incremento di 423 euro per 1.191 euro in più rispetto al 2011;
  • per una piccola impresa con 2 soci e 10 dipendenti, che produce un reddito di 100.000 euro annuo, la pressione fiscale ha raggiunto nel 2013 il 63,4%, per 63.424 euro versati all’Erario pari a +1.022 euro sul 2012, mentre nel 2014 si pagheranno altri 285 euro arrivando a +2.016 euro rispetto al 2011.

Contributi, IMU, TARES

A pesare maggiormente sugli «aumenti di tassazione registrati negli ultimi anni sono da attribuire, in particolar modo, all’aumento dei contributi previdenziali in capo ai lavoratori autonomi, all’introduzione dell’IMU e della TARES. Ad attenuare questi aggravi ci ha pensato il Salva Italia, che ha previsto la deducibilità dal reddito di impresa dell’IRAP relativa al costo del lavoro, e la Legge di Stabilità del 2013, che ha ulteriormente elevato le deduzioni IRAP legate al numero di dipendenti. In linea di massima abbiamo riscontrato che all’aumentare del numero dei dipendenti diminuisce lo svantaggio fiscale. Oltre la soglia dei dieci dipendenti la situazione si inverte: nel rapporto dare/avere con il fisco, le aziende cominciano a guadagnare. Peccato che al di sotto di questa soglia troviamo il 95% delle imprese italiane», ha sottolineato Bortolussi.

Consumi nel 2014

Nel 2014 «la diminuzione del carico fiscale su una parte importante delle famiglie italiane, i consumi interni dovrebbero ripartire, dando respiro anche alle attività commerciali e artigianali che vivono quasi esclusivamente della domanda interna» continua il segretario della Cgia Mestre che chiede al «Governo Letta un ulteriore sforzo affinché allarghi la detraibilità dell’IMU sui beni strumentali e vigili sull’applicazione della Tasi che rischia di appesantire il carico fiscale su negozi e capannoni».