Approvato il regolamento UE sui nuovi OGM in agricoltura

di Teresa Barone

23 Giugno 2026 10:03

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Il regolamento europeo sulle TEA equipara le piante NGT-1 alle varietà convenzionali e mantiene le NGT-2 sotto le norme OGM, applicabile tra due anni

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il 17 giugno 2026 il regolamento sulle nuove tecniche genomiche (NGT), note in Italia come TEA. La norma divide le piante geneticamente modificate in due categorie, equipara le più semplici alle varietà convenzionali e lascia le altre sotto le regole sugli OGM. Il via libera arriva dopo l’ok del Consiglio UE del 21 aprile 2026 e chiude un percorso aperto dal 2018. La novità del Regolamento UE è il cambio di criterio, perché la valutazione non guarda più al metodo usato ma alle caratteristiche genetiche finali della pianta.

I punti principali del regolamento UE sulle nuove tecniche genomiche:

  • il Parlamento europeo ha dato l’ok definitivo il 17 giugno 2026, dopo il voto del Consiglio UE del 21 aprile;
  • le piante NGT-1, con modifiche limitate, sono equiparate alle varietà convenzionali ed esentate da gran parte degli obblighi OGM;
  • le piante NGT-2, con modifiche più complesse, sono soggette a valutazione del rischio, autorizzazione ed etichettatura;
  • il regolamento entra in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE e diventa applicabile due anni dopo;
  • le NGT non sono ammesse nel biologico, ma la presenza tecnicamente inevitabile di NGT-1 non costituisce violazione.

Nuove tecniche genomiche vs OGM tradizionali

Le TEA comprendono soprattutto il genome editing, con strumenti come CRISPR-Cas9, e la cisgenesi: intervengono in modo mirato sul DNA della pianta senza introdurre necessariamente geni di specie estranee, a differenza degli OGM transgenici disciplinati dalla direttiva del 2001. Le nuove tecniche genomiche modificano quindi il DNA delle piante in modo mirato, spesso senza inserire materiale genetico di altre specie. È la differenza principale rispetto agli OGM transgenici di vecchia generazione, nati dall’inserimento di geni estranei.

Le piante ottenute con le TEA possono risultare indistinguibili da quelle prodotte con la selezione convenzionale, ed è su questo che si fonda il nuovo approccio europeo.

Categorie NGT ed obblighi

Il regolamento divide le piante in due categorie con obblighi diversi. Le NGT-1, con un numero limitato di modifiche, non più di 20, ottenibili anche in natura o con la selezione tradizionale, una volta riconosciute sono equiparate alle varietà convenzionali: niente valutazione del rischio caso per caso e niente etichetta sul prodotto finale. Le NGT-2, con modifiche più ampie, seguono le norme OGM vigenti, con valutazione del rischio, autorizzazione preventiva, tracciabilità ed etichettatura.

NGT-1 NGT-2
Valutazione del rischio Non richiesta Obbligatoria
Autorizzazione preventiva No, solo verifica dello status Sì, prima della commercializzazione
Etichettatura del prodotto finale Non prevista Obbligatoria
Etichettatura di sementi e materiale riproduttivo Dicitura NGT-1 Completa
Banca dati pubblica UE
Opt-out nazionale sulla coltivazione Non ammesso Ammesso
Ammissibilità nel biologico Vietata, presenza inevitabile non sanzionata Vietata

Sono escluse dalla categoria NGT-1 le piante modificate per tollerare gli erbicidi o per produrre sostanze insetticide, che non accedono alla procedura semplificata.

Entrata in vigore del Regolamento UE OGM

Il regolamento entra in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE e diventa pienamente applicabile due anni dopo. Per gli agricoltori gli effetti non sono immediati, perché servono le norme attuative della Commissione, le procedure di riconoscimento dello status NGT-1 e le banche dati funzionanti. In quella fase i centri di ricerca potranno portare in campo e poi sul mercato le varietà sviluppate con le TEA.

Agricoltori contro gli ambientalisti

Il voto divide il mondo agricolo e quello ambientalista. Coldiretti e Filiera Italia parlano di “svolta epocale”, Assosementi e Confagricoltura di un risultato strategico per la competitività, mentre il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida rivendica una scelta sostenuta dall’Italia fin dall’inizio. Sul fronte opposto, FederBio e AssoBio denunciano un arretramento su trasparenza, tracciabilità ed etichettatura, Slow Food teme monocolture e maggiore dipendenza chimica, il Centro Internazionale Crocevia definisce il voto un ritorno indietro di venticinque anni.

L’impatto sulle imprese agricole italiane

Nel biologico le NGT sono vietate, ma la presenza tecnicamente inevitabile di piante NGT-1 non fa perdere la certificazione, e la Commissione dovrà valutare gli oneri per gli operatori del settore. La questione è rilevante per l’Italia, secondo mercato bio europeo per valore, con il 20,2% della superficie agricola coltivata a biologico, oltre 97.000 imprese e 11 miliardi di euro di giro d’affari. Intanto la ricerca pubblica si muove: il CREA coordina il progetto TEA4IT, con sperimentazioni su pomodoro, riso, vite e un orzo resistente alla siccità già classificato come NGT-1.